Q uando esiste una corrispondenza quantistica fra la matrice e la cella bersaglio, in questo esempio entrambe grigie, il puntale del tensore lo evidenzia oscillando (caso superiore) mentre quando matrice e celle ECC sono diverse, in questo esempio di colore diverso verde e rosso, il puntale rimane immobile senza reagire perché non si attiva un flusso fra elementi diversi o appartenenti a campi coerenti differenti (caso inferiore).

In questo modo è possibile con molta semplicità interpretare un flusso straordinariamente complesso come la correlazione quantica.
È più che evidente che rispetto alle informazioni ottenibili il semplice confronto è sostanzialmente ridicolo eppure possiamo utilizzarlo proficuamente per analisi di grande precisione ed efficacia.
Il grande limite del confronto è che è necessario scegliere cosa confrontare ad esempio per le sole allergie e intolleranze alimentari le matrici create sono migliaia.
Se giuridicamente tutti possono utilizzare i sistemi ECC gli operatori con competenze specifiche come medici, sanitari, biologi, microbiologi, ecc. sono molto facilitati inizialmente nella scelta delle matrici ECC da confrontare.
Questo handicap viene parzialmente ridotto usando le strutture ad albero create per gestire le matrici contenute nel tablet o nel computer ma sostanzialmente rimane il problema di confrontare sempre troppi dati rimane.
Per questo motivo preferiamo che gli Operatori possiedano una preparazione clinica o veterinaria in modo di poter cogliere i piccoli segnali ed individuare più rapidamente l’origine dei problemi.
Anche se, sotto il profilo legale, non è necessaria alcuna preparazione sanitaria, un medico o un sanitario o un clinico sono sempre avvantaggiati rispetto agli altri Operatori non specializzati.
La calibrazione del tensore
Un elemento sempre presente in ogni tensore è la spirale metallica o molla che può essere modificata ed estesa o compressa per calibrare la sensibilità dell’antenna in relazione allo specifico operatore.
I laboratori Unisanpaolo producono molti sensori diversi per consentire ad ogni operatore di scegliere quello più adatto alle proprie caratteristiche e alla propria sensibilità.
All’inizio dell’addestramento l’operatore sceglie un sensore qualsiasi, mentre successivamente di pari passo con l’aumentare delle proprie capacità, potrà selezionare il tipo più rispondente alle sue capacità personali che imparerà a comprendere.

Lo schema base del tensore comprende un manico (1) collegato con asta metallica (3) ad una massa oscillante (4) con l’interposizione di una spirale (2) che consente di calibrare la sensibilità del puntale oscillante.

Modificando la lunghezza della spirale è possibile, infatti, aumentare o diminuire la sensibilità del tensore: la spirale più estesa significa maggiore sensibilità mentre quando la spirale risulta più compressa determina una sensibilità inferiore.
Da notare che piccoli movimenti per allentare o comprimere la spirale sono in grado di determinare immediatamente effetti notevoli sulle caratteristiche del tensore e quindi il protocollo più efficace consite nell’attuare modifiche minime e testarne il risultato prima di procedere ad ulteriori aggiustamenti.
Aumentare le dimensioni della spirale significa rendere più sensibile il tensore, mentre comprimere la spirale rende il tensore meno reattivo.

Vantaggiosamente è efficace anche agire solo sulla sezione più avanzata della spirale, ad esempio diminuendo la compressione delle ultime spire lasciando invariata quella delle altre.
Agendo con molta calma e precisione in questo modo la regolazione diviene semplice ed accurata.
Dobbiamo sempre tenere conto che questo tensore risponde a sollecitazioni quantistiche indotte dal soggetto delle analisi attraverso l’operatore stesso che, come osservatore costituisce una parte fondamentale del sistema di misura.
Questo significa che la calibrazione può variare da una sessione di misura ad un altra anche per il medesimo operatore che può generare influenze diverse in momenti differenti.
Il sistema di calibrazione è estremamente semplice proprio per adattarsi rapidamente a momenti differenti e stati diversi anche dello stesso operatore.
Un altro tipo di tensore possiede il manico cavo costituito da un tubetto in alluminio o in materiale plastico (rappresentato in grigio nell’illustrazione) che contiene e protegge la parte più sensibile del tensore durante il trasporto consentendo anche di tenerlo in tasca senza deformarne la configurazione.

Quando si rende necessario utilizzare il tensore si deve estrarre molto delicatamente dal manico cavo il tensore animato agendo solo sulla spirale che lo mantiene fermo all’interno del manico in posizxione di riposo.

Dopo aver estratto completamente la parte animata del tensore questa va capovolta e reinserita con delicatezza anche solo parzialmente nel manico cavo agendo sulla spirale per bloccarla nella posizione di utilizzo: in questo tensore la spirale viene utilizzata anche per bloccare la parte mobile nel manico sia durante il trasporto che mentre vengono eseguite le analisi.

Questo tipo di tensore è più delicato rispetto a quello dotato di manico fisso e va maneggiato con maggiore attenzione e delicatezza ma è più piccolo e più semplice da trasportare e durante gli spostamenti il manico metallico cavo protegge il sensore mobile cioè la sezione più delicata e reattiva.
Naturalmente non varia in alcun modo la sensibilità e l’efficacia del tensore rispetto al tipo a manico fisso e la spirale può essere regolata nel medesimo modo come nell’altro tipo.
Tutti i tensori, indipendentemente dalla loro configurazione caratteristica sono strumenti quantici e non elettrici che rimangono in connessione con l’operatore che li utilizza attraverso il manico indipendentemente dal materiale che lo compone.
Per le leggi dell’elettrotecnica il manico di legno o in materiale plastico dovrebbe isolare l’operatore dal tensore oscillante mentre il manico metallico lo dovrebbe mantenere in contatto attivo.
Ma per la fisica quantistica le leggi dell’elettrotecnica non hanno valore e il manico non è mai isolante ma mantiene il contatto tra l’operatore e il tensore metallico anche quando è costituito da un materiale che per le leggi dell’elettricità classica è dielettrico cioè isolante.
L’operatore per mantenere un efficace contatto con il tensore deve solo impugnare il manico, qualunque esso sia, con mano ferma ma senza stringere eccessivamente troppo la presa perchè uno sforzo eccessivo e prolungato potrebbe far tremare i muscoli della mano.
Quindi una pressione eccessiva sul manico potrebbe rendere la mano meno ferma influendo negativamente sulla misura.
Il tensore va sempre impugnato con la mano dominante quindi utilizzando la destra oppure la sinistra per gli operatori mancini.
Vantaggiosamente possiamo tenere la mano che impugna il tensore appoggiata, anche solo parzialmente, ad una superficie stabile come un tavolo o una scrivania, purché la posizione sia comoda.
In questo caso la mano appoggiata diminuisce la fatica e mantiene più stabile la presa migliorando le analisi contenendo la fatica e lo stress dell’Operatore.
Dobbiamo sempre ricordare che le indicazioni e le leggi della fisica classica non hanno valore nella fisica quantistica e non possiamo applicarle o riferirci ad esse: un buon collegamento tra operatore e tensore e una presa rilassata ma ferma sono basilari per ottenere misure oggettive di valore assoluto e rapide
Come illustreremo in seguito la comunicazione quantica durante le analisi avviene nei due sensi e il puntale del tensore può oscillare nel piano orizzontale oppure ruotare in senso orario o antiorario.
A volte è significativa anche l’ampiezza di oscillazione del tensore, mai in valore assoluto ma sempre relativamente alla specifica sessione di analisi.
Questo significa che una deflessione ottenuta durante un’analisi può essere confrontata solo con deflessioni ottenute durante la stessa sessione ma non ha senso un confronto con una deflessione ottenuta in una sessione diversa o in un giorno diverso anche per la medesima analisi effettuata sullo stesso soggetto dal medesimo operatore.
Le analisi quantiche hanno significato solo al momento della misura e unicamente per un solo parametro alla volta.
Una delle leggi fondamentali della fisica quantistica è il principio di indeterminatezza che stabilisce come in un determinato istante è possibile misurare la velocità oppure la direzione del moto di una particella ma è impossibile determinare contemporaneamente più di un parametro.
Quindi se può essere utile stampare una semplice dima di rifermento sulla quale verificare grossolanamente la deflessione del tensore non ha alcun significato realizzarne una troppo complessa ne associata a valori numerici scarsamente significativi al di fuori di una specifica sessione di analisi.

La semplice dima di riferimento grossolano della deflessione che può essere stampata e disposta su una superficie appena sotto il tensore può costituire un riferimento utile ma normalmente è ampiamente sufficiente valutare grossolanamente l’entità della deflessione senza l’uso di alcuna dima stampata.
Nelle analisi ECC, come vedremo, i valori numerici possono essere rilevati ma possiedono un significato limitato.
Il sistema ECC comunica, a livello quantistico, direttamente con l’organismo e questo significa che l’organismo stesso, al quale i nostri ricercatori si riferiscono convenzionalmente come genoma, conosce il proprio corpo e tutti i parametri personalizzati.
Facciamo l’esempio del battito cardiaco: se misuriamo il valore numerico in pulsazioni al minuto della frequenza cardiaca questo valore va valutato con attenzione da un cardiologo in relazione alla variabile biologica del soggetto, alle sue condizioni psico-fisiche del momento, all’eventuale stress dello specifico momento, all’attività fisica che si sta svolgendo o si è svolta recentemente e a innumerevoli altri parametri.
Dopo aver valutato tutte queste variabili un bravo cardiologo può valutare se la frequenza cardiaca misurata valutando il ritmo rientra o no nei parametri definibili come normali.
Con i sistemi ECC, invece, si può chiedere direttamente al genoma cioè all’organismo se la frequenza cardiaca in quel momento è adeguata oppure bassa oppure eccessiva: in questo caso il genoma, che conosce l’organismo e tutti i parametri influenti molto meglio di qualsiasi cardiologo, fornirà al medico una valutazione immediata (ritmo normale oppure alterato accelerato o rallentato) molto più efficace di quella numerica che invece deve essere sottoposta ad una interpretazione che non è mai semplice.
Questo è il motivo per il quale i valori numerici sono scarsamente indicativi rispetto alla valutazione di merito del genoma dell’organismo che può valutare quanto rilevato facendo riferimento a tutte le condizioni al contorno che possono essere decine e anche a volte sconosciute agli estranei compreso il medico.
Il genoma dell’organismo invece possiede tutte le informazioni per stabilire se, come nell’esempio, la frequenza cardiaca rientra nella mormalità oppure è più alta o più bassa di quanto dovrebbe essere inddicando una precisa condizione di disagio.
Questo tipo di valutazione non numerica è difficile da accettare per i medici che sono abituati ad ottenere valori numerici, ma dopo un adeguato periodo di training tutti comprendono il valore enorme di questa scelta.
Nel caso si vogliono ottenere valori di riferimento numerici questi possono essere rilevati utilizzando il sensore in accoppiamento con lo specifico programma di analisi numerica ma il processo può divenire anche molto lungo e impiegare diversi minuti di tempo Operatore per un sola specifica analisi.
Una cosa da tenere sempre presente è che le analisi si riferiscvono sempre al campo coerente organico e al momento presente ciò quello della misura.
Tradizionalmente consegnamo al laboratorio di analisi un campione di fluido biologico, ad esempio sangue e le analisi ordinarie fanno sempre riferimento aslle condizioni al momento del prelievo del campione.
Se per esempio misuriamo la glicemia del sangue attraverso un campione ematico prelevato a digiuno in un determinato giorno, se il laboratorio ripete l’analisi su quel campione in giorni diversi ottiene sempre il medesimo risultato.
Ma per la fisica quantistica tutto questo è privo di senso se misuriamo con analisi quantistiche ECC alle 12 la glicemia di un campione di sangue prelevato la mattina alle 7 otteniamo il valore della glicemia presente nel sangue alle 12 e non alle 7 di mattina e se ripetiamo alle 14 l’analisi sempre syllo stesso campione di sangue otterremo il valore glicemico del soggetto dopo che lo stesso ha pranzato.
Lo stesso accade misurando la glicemia in altri orari o in giorni differenti perché otterremo sempre e comunque i valori glicemici presenti al momento nell’organismo del soggetto che rimane quantisticamente in connessione con il suo campione di sangue che continua a far parte del medesimo campo coerente.
Quello che determina il flusso quantico è lo schema degli elettroni che può essere rilevato anche da un capello, da un frammento di pelle, dall’urina o da qualsiasi altra porzione di campo coerente appartenente al soggetto.
I ricercatori dell’Università hanno anche intuito che la configurazxione elettronica del campo coerente può essere rilevata anche da un flusso digitale di elettroni proveniente da una fotografia o uno spezzone di filmato purche sia digitale.
Una foto digitale banalmente eseguita con la fotocamera di un telefono cellulare conserva tutte le caratteristiche del campo coerente del soggetto e può essere vantaggiosamente utilizzata per le analisi ECC.
Al contrario una fotografia cartacea o su pellicola fotogarfica risulta assolutamente inutile in quanto non essendo costituita da un flusso di elettroni non fornisce alcuna informazione in quanto non è parte del campo coerente quantico.
Anche questo è molto contro inutitivo e risulta difficile da accettare che un organismo, un paziente, un animale possano esere analizzati attraverso unacomunissima fotografia eseguita con un cellulare.
Non solo la foto digitale, essendo parte del campo coerente, si adegua nel tempo alle mutate condizioni del paziente e questo è ancora, se possibile, più stupefacente e strano.
Tuttavia è necessario comprendere che tutto nella fisica quantistica è strano, anomalo e contro intuitivo: noi dobbiamo semplicemente utilizzare le informazioni senza curarci di compredere la fisica quantistica.
D’altro canto se un genio come Albert Einstein che ad un certo punto, prima della rivoluzione dei campi coerenti, ha considerato che la fisica quantistica fosse in opposizione con alcune sezioni della sua teoria sulla relatività ed ha tentato per circa 20 anni di respingerla per poi alla fine dichiararsi sconfitto ed accettarla anche senza comprenderla possiamo anche noi fare lo stesso e accettare le apparenti stranezze della fisica quantistica godendoci i suoi benefici anche senza comprenderla.
Se il flusso elettronico di una fotografia digitale consente di analizzare il paziente ed ottenere dati esatti e verificabili allora per quale motivo dovremmo rinunciare a questa accattivante possibilità che permette di analizzare neonati, bambini, anziani, malati senza diturbarli oppure in campo veterinario eseguire analisi su belve feroci mantenendosi al sicuro o ancora, in caso di patologie contaggiose o epidemiche o trasmissibili di eseguire analisi approfondite e assolutamente sicure per l’Operatore.
Riparare un tensore deformato
Una caratteristica di tutti i sensori è la deformabilità dell’antenna la cui forma va spesso ripristinata per ottenere i migliori risultati dal punto di vista della reattività e della velocità delle analisi.
Il gambo metallico del tensore è di metallo sottile, dolce e facilmente deformabile e quando per qualche motivo si deforma può essere facilmente raddrizzato utilizzando semplicemtente le proprie dita.
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