9 La calibrazione del tensore

La calibrazione del tensore

Un elemento sempre presente è la spirale metallica o molla che può essere modificata ed estesa o compressa per calibrare la sensibilità dell’antenna in relazione allo specifico operatore.

I laboratori Unisanpaolo producono molti sensori diversi per consentire ad ogni operatore di scegliere quello più adatto alle proprie caratteristiche e alla propria sensibilità.

All’inizio dell’addestramento l’operatore sceglie un sensore qualsiasi, mentre successivamente di pari passo con l’aumentare delle proprie capacità, ne selezionerà un tipo più rispondente alle sue capacità personali.

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o schema base del tensore comprende un manico (1) collegato con asta metallica (3) ad una massa oscillante (4) con l’interposizione di una spirale (2) che consente di calibrare la sensibilità del puntale oscillante.

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odificando la lunghezza della spirale è possibile, infatti, aumentare o diminuire la sensibilità del tensore: spirale più estesa significa maggiore sensibilità mentre spirale più compressa determina una sensibilità inferiore.

Da notare che piccoli movimenti per allentare o comprimere la spirale sono in grado di determinare immediatamente effetti notevoli sulle caratteristiche del tensore e quindi il protocollo più efficace è realizzare modifiche minime e testarne il risultato prima di procedere ad ulteriori aggiustamenti.

Aumentare le dimensioni della spirale significa rendere più sensibile il tensore, mentre comprimere la spirale rende il tensore meno reattivo.

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antaggiosamente è efficace anche agire solo sulla sezione più avanzata della spirale, ad esempio diminuendo la compressione delle ultime spire lasciando invariata quella delle altre.

In questo modo la regolazione è più semplice ed accurata.

Dobbiamo sempre tenere conto che questo tensore risponde a sollecitazioni quantistiche indotte dal soggetto delle analisi attraverso l’operatore stesso che, come osservatore costituisce una parte fondamentale del sistema di misura.

Questo significa che la calibrazione può variare da una sessione di misura ad un altra anche per il medesimo operatore che può generare influenze diverse in momenti differenti.

Il sistema di calibrazione è estremamente semplice proprio per adattarsi rapidamente a momenti differenti e stati diversi anche dello stesso operatore.

Un altro tipo di tensore possiede il manico cavo costituito da un tubetto in alluminio o in materiale plastico che contiene e protegge la parte più sensibile del tensore durante il trasporto consentendo anche di tenerlo in tasca senza deformarne la configurazione.

Quando si rende necessario utilizzare il tensore si deve estrarre delicatamente dal manico cavo il tensore animato agendo sulla spirale che lo mantiene fermo all’interno del manico.

Dopo aver estratto completamente la parte animata del tensore questa va capovolta e reinserita con delicatezza parzialmente nel manico cavo agendo sulla spirale per bloccarla nella posizione di utilizzo: in questo tensore la spirale viene utilizzata anche per bloccare la parte mobile nel manico sia durante il trasporto che per le analisi.

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uesto tipo di tensore è più delicato rispetto a quello dotato di manico fisso e va maneggiato con maggiore attenzione e delicatezza.

Non varia in alcun modo la sensibilità e l’efficacia del tensore rispetto al tipo a manico fisso e la spirale può essere regolata come nell’altro tipo.

Tutti i tensori, indipendentemente dalla loro configurazione caratteristica sono strumenti quantici e non elettrici che rimangono in connessione con l’operatore che li utilizza attraverso il manico indipendentemente dal materiale che lo compone.

Per le leggi dell’elettrotecnica il manico di legno o in materiale plastico dovrebbe isolare l’operatore dal tensore oscillante mentre il manico metallico lo dovrebbe mantenere in contatto attivo.

Ma per la fisica quantistica le leggi dell’elettrotecnica non possiedono significato, e il manico non è mai isolante ma mantiene il contatto tra l’operatore e il tensore metallico anche quando è costituito da un materiale che per le leggi dell’elettricità classica è dielettrico cioè isolante.

L’operatore per mantenere un efficace contatto con il tensore deve solo impugnare il manico, qualunque esso sia, con mano ferma ma senza stringere eccessivamente.

Una pressione eccessiva sul manico potrebbe rendere la mano meno ferma influendo negativamente sulla misura.

Il tensore va impugnato con la mano dominante quindi utilizzando la destra oppure la sinistra per gli operatori mancini.

Vantaggiosamente possiamo tenere la mano che impugna il tensore appoggiata, anche solo parzialmente, ad una superficie stabile come un tavolo o una scrivania, purché la posizione sia comoda la mano appoggiata diminuisce la fatica e mantiene più stabile la presa.

Dobbiamo sempre ricordare che le indicazioni e le leggi della fisica classica non hanno valore nella fisica quantistica e non possiamo applicarle o riferirci ad esse: un buon collegamento tra operatore e tensore e una presa rilassata ma ferma sono basilari per ottenere misure oggettive.

Come illustreremo in seguito la comunicazione quantica durante le analisi avviene nei due sensi e il puntale del tensore può oscillare nel piano orizzontale oppure ruotare in senso orario o antiorario.

A volte è significativa anche l’ampiezza di oscillazione del tensore, mai in valore assoluto ma sempre relativamente alla specifica sessione di analisi.

Questo significa che una deflessione di 45° durante un’analisi può essere confrontata solo con deflessioni ottenute durante la stessa sessione ma non ha senso un confronto con una deflessione ad esempio di 30° ottenuta in una sessione diversa o in un giorno diverso anche per la medesima analisi effettuata sullo stesso soggetto dal medesimo operatore.

Le analisi quantiche hanno significato solo al momento della misura e unicamente per un solo parametro alla volta.

Una delle leggi fondamentali della fisica quantistica stabilisce che in un determinato istante è possibile misurare la velocità oppure la direzione del moto di una particella ma è impossibile determinare contemporaneamente più di un parametro.

Quindi se può essere utile stampare una semplice dima di rifermento sulla quale verificare grossolanamente la deflessione del tensore non ha alcun significato realizzarne una troppo complessa ne associata a valori numerici scarsamente significativi al di fuori di una specifica sessione di analisi.

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a semplice dima di riferimento grossolano della deflessione che può essere stampata e disposta su una superficie appena sotto il tensore può costituire un riferimento utile ma normalmente è ampiamente sufficiente valutare grossolanamente l’entità della deflessione senza l’uso di alcuna dima stampata.

Nelle analisi ECC, come vedremo, i valori numerici possono essere rilevati ma possiedono un significato limitato.

Il sistema ECC comunica, a livello quantistico, direttamente con l’organismo e questo significa che l’organismo stesso, al quale i nostri ricercatori si riferiscono convenzionalmente come genoma, conosce il proprio corpo e tutti i parametri personalizzati.

Facciamo l’esempio del battito cardiaco: se misuriamo il valore numerico in pulsazioni al minuto della frequenza cardiaca questo valore va valutato con attenzione da un cardiologo in relazione alla variabile biologica del soggetto, alle sue condizioni psico-fisiche del momento, all’eventuale stress dello specifico momento, all’attività fisica che si sta svolgendo o si è svolta, ecc.

Dopo aver valutato tutte queste variabili un bravo cardiologo può valutare la frequenza cardiaca misurata valutando se il ritmo rientra o no nei parametri normali.

Con i sistemi ECC, invece, si può chiedere direttamente al genoma cioè all’organismo se la frequenza cardiaca in quel momento è adeguata oppure bassa oppure eccessiva: in questo caso il genoma, che conosce l’organismo e tutti i parametri influenti molto meglio di qualsiasi cardiologo, fornirà al medico una valutazione immediata (ritmo normale oppure alterato accelerato o rallentato) molto più efficace di quella numerica che invece deve essere sottoposta ad una interpretazione affatto semplice.

Una caratteristica di tutti i sensori è la deformabilità dell’antenna la cui forma va spesso ripristinata per ottenere i migliori risultati dal punto di vista della reattività.

ti.

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