Autore: maurocontili

  • 14 Entanglement

    L’entanglement è un fenomeno che non esiste nella fisica classica secondo il quale particelle fisiche possono costituire insiemi o sottoinsiemi correlati (entangled), con la conseguenza che una misura effettuata su una particella è valida per ogni altra particella correlata indipendentemente dalla distanza che separa le particelle che possono essere adiacenti oppure a migliaia di Km di distanza senza che ci siano differenze nella loro correlazione quantistica.

    L’entanglement è certamente un fenomeno controintuitivo per la meccanica fisica classica poiché sottintende correlazioni senza limiti di distanza e quindi la non localizzazione dell’universo fisico.

    Secondo la fisica quantistica un sistema costituito da due o più particelle caratterizzate da valori globali comuni costituisce un campo coerente e ogni valore misurato su una particella è identico per tutte le altre e ogni alterazione su una singola particella influenza istantaneamente il corrispondente valore di tutte le altre indipendentemente, come sperimentalmente dimostrato, indipendentemente dalla distanza fra le particelle stesse.

    La teoria della meccanica quantistica nota come interpretazione di Copenaghen, comprende e fonde insieme aspetti locali definiti dalla teoria dei campi coerenti e aspetti non locali definiti dall’entanglement rifiutando il principio di realtà.

    Il principio di realtà fisica è l’idea classica che la realtà esiste indipendentemente dall’osservatore e implica che gli oggetti fisici possiedono proprietà intrinseche immutabili mentre nella fisica quantistica l’osservatore è parte del sistema e influisce in modo determinante su quanto osserva e sulle caratteristiche fisiche di quanto viene osservato o analizzato.

    La meccanica quantistica ha dimostrato di poter eseguire analisi corrette fino ad una precisione mai raggiunta prima e le correlazioni associate al fenomeno dell’entanglement quantistico sono state effettivamente osservate e sperimentalmente dimostrate.

    I sistemi ECC di elettroni appartenenti a campi coerenti utilizzano queste proprietà per ottenere misure certe e affidabili anche se a volte con metodi e principi controintuitivi se valutati attraverso la fisica classica di Galileo e Newton.



    L’iniziale opposizione di Einstein

    La fisica quantistica è spesso contro intuitiva e frequentemente contraddice assunti che molti ritengono validi e indiscutibili.

    Anche grandi menti e affermati scienziati hanno faticato a comprendere e accettare in tutto o in parte la fisica dei quanti.

    Un esempio noto ha visto protagonista Albert Einstein che ha ritenuto per decenni che i principi quantistici togliessero validità alle sue teorie sulla relatività e ha cercato per lungo tempo di smontarle sfruttando il proprio prestigio personale per convincere anche due scienziati a supportarlo.

    Tuttavia non è riuscito nel suo intento e dopo molti anni ha ceduto all’evidenza quantistica.

    In effetti alcuni passaggi della teoria della relatività ristretta sembrano entrare in conflitto con le teorie quantistiche e sarà solo la teoria dei campi coerenti che permetterà di coordinare la relatività e i principi quantistici anche se entrambe le teorie devono ancora essere ulteriormente sviluppate.

    L’errore compiuto dal grande scienziato era di ritenere valido aprioristicamente il principio di realtà fisica tranciato dalla fisica quantistica che correla ogni cosa e rende inconcepibile l’esistenza indipendente degli oggetti che non possiedono proprietà intrinseche immutabili ma determinate dall’osservatore che influisce in modo determinante su quanto osserva e analizza.

    Per Einstein, inoltre, la velocità della luce rappresenta una costante universale e non può essere superata in quanto oltre tale velocità la massa si trasforma in energia secondo la nota formula:

    E = mc2

    nella quale c rappresenta proprio la velocità della luce pari a 300.000 Km/sec.

    Questa velocità, pur enorme rispetto agli standard e alla percezione umana, è comunque una velocità di valore finito ma il principio dell’entanglement dimostra che le alterazioni e le analisi effettuate su una particella sono istantaneamente verificabili in ogni altra particella del medesimo campo coerente e questo significa che si trasmettono istantaneamente quindi superando di fatto la velocità della luce che non è più un limite invalicabile.

    Particelle del medesimo campo coerente sono correlate e interagiscono istantaneamente anche a distanza enormi e queste azioni immediate si trasferiscono fra le particelle superando la velocità della luce che non è un limite invalicabile ma un parametro locale.

    Per la nostra mente è molto difficile comprendere la possibilità di trasferimenti istantanei in quanto siamo abituati a concepire una realtà legata sequenzialmente al tempo che scorre immutabile in un unica direzione dominando uno spazio a tre dimensioni.

    Probabilmente il tempo è di fatto una quarta dimensione variabile come X, Y e Z e sperimentalmente abbiamo già verificato che il tempo scorre diversamente in relazione alla velocità.

    Ad esempio se scegliessimo di seguire due fratelli gemelli dei quali uno solo viaggiasse a lungo ad alta velocità nello spazio, questo tornerebbe sulla Terra più giovane rispetto al suo gemello.

    Questa caratteristica del tempo di rallentare in relazione alla velocità è stata già dimostrata sperimentalmente confrontando orologi estremamente precisi ed identici dei quali uno viene mantenuto sulla Terra mentre l’altro viene allocato su un satellite nello spazio che viaggia a circa 8 Km/sec.

    La creazione dei cronometri al quarzo, estremamente precisi perché sfruttano per misurare il tempo le oscillazioni dei cristalli di quarzo ha permesso di raggiungere precisioni di qualche secondo all’anno ma gli orologi atomici che sfruttano le caratteristiche degli atomi di idrogeno hanno precisione inferiore ad un secondo su 3 milioni di anni con un peso di 18 Kg e un consumo energetico di 60 watt.

    Nei prossimi anni dovremo rivedere completamente il concetto universale in un nuovo connubio fra realtà fisica e realtà locale che probabilmente porterà certamente alla realizzazione di sistemi di trasporto istantanei di caratteristiche molto superiori a quelle previste dalla fantascienza attuale.

    Adesso gli operatori, che sono di fatto osservatori, devono imparare a limitare il più possibile la loro influenza sulle analisi per mantenerle oggettive il più possibile.

    Abituarsi a minimizzare la propria influenza di osservatori durante le analisi rappresenta per gli operatori lo scoglio maggiore per l’uso dei sistemi ECC.

    Misurare con la massima precisione possibile è sempre stato fondamentale: per le lunghezze ci si riferisce al metro campione unità di misura base per le lunghezze nel sistema internazionale (SI).

    Il metro viene definito come frazione del meridiano terrestre e nel 1889 come la distanza tra due linee incise su una barra di platino-iridio conservata a temperatura e umidità stabili nel museo dei Pesi e delle Misure di Sèvres in Francia vicino a Parigi.

    La definizione attuale è invece basata sulla fisica quantistica che offre analisi e misure molto più precise rispetto a quella classica: quindi il metro campione è la distanza percorsa nel vuoto dalla luce del laser He-Ne (Elio – Neon) in 1/299.792.458 secondi.

    Questa definizione si basa quindi sulla velocità della luce che viene considerata una costante in tutto l’universo quindi stabile e immutabile.

    Teorie a confronto

    La teoria della fisica quantistica dei campi coerenti è un concetto molto diverso dalla teoria quantistica dei campi perché fondamentalmente propone l’importanza della coerenza cioè della proprietà fisica che permette ad entità anche diverse ma appartenenti ad un ambito sostanzialmente comune di agire in sincronia e di scambiarsi informazioni, caratteristiche e comportamenti.

    In fisica, la coerenza è stata inizialmente riferita a gruppi di onde che possiedono una fase comune e una correlazione temporale in grado di assumere ulteriori comportamenti comuni con tutto il gruppo di onde che inizia ad oscillare insieme, in modo coordinato, mantenendo una relazione di fase costante nel tempo come avviene nella luce del laser che emette un fascio coerente e coordinato rispetto alle altre fonti luminose che irradiano luce incoerente.

    La differenza principale tra la luce di una comune sorgente luminosa puntiforme come una lampadina e la luce laser risiede nella natura del fascio emesso: la lampada emette molte lunghezze d’onda in ogni direzione mentre il laser una lunghezza d’onda unica a fascio concentrato.

    Un fascio di luce laser rimane concentrato anche a enormi distanze: un fascio laser diretto dalla Terra verso la luna è arrivato sulla superficie lunare ancora concentrato in pochi centimetri mentre la luce della lampadina si diffonde in tutte le direzioni in modo caotico anche se assistita da sistemi ottici che ne concentrano il fascio.

    La luce ordinaria emessa da una sorgente puntiforme come quella di una lampadina è multicromatica composta da una varietà di frequenze e lunghezze d’onda che si diffonde in tutte le direzioni perché non è coerente, ovvero le onde luminose non sono sincronizzate tra loro.

    La luce laser viene emessa ad una singola lunghezza d’onda, con una specifica frequenza creando un fascio altamente concentrato verso una direzione precisa, composto di fotoni sincronizzati con le onde luminose che viaggiano insieme in linea retta, con una diffusione quasi nulla.

    In estrema sintesi la luce laser è una luce ordinata e concentrata, mentre la luce di una lampadina è disordinata e diffusa.

    La luce laser è utilizzata in molte applicazioni che richiedono precisione, compresa la scansione dei codici a barre, i laser chirurgici, i puntatori e la sua direzionalità e coerenza permettono di dirigere il raggio di luce del laser con estrema precisione e di amplificare il suo effetto sino ad essere utilizzato per comunicazioni, misurazioni e persino saldatura e taglio di metalli e diamanti.

    La teoria dei campi coerenti stabilisce che la coerenza può trasmettere informazioni tra diversi livelli della realtà, da particelle subatomiche sino a macro organismi viventi purché appartenenti tutte allo stesso dominio e che questa trasmissione è istantanea.

    Quindi se un elemento, semplice o complesso, entra in possesso di una informazione questa viene immediatamente condivisa fra tutti gli elementi dello stesso campo coerente.

    Secondo alcuni ricercatori, come Edenwell, la coerenza è una proprietà fondamentale dell’universo, che lo rende capace di creare ordine e organizzazione a tutti i livelli.

    La teoria dei campi coerenti, che è stata sperimentalmente verificata in alcuni ambiti specifici, amplia ed evolve la teoria fisica dei campi o QFT che descrive il comportamento delle particelle elementari e le loro interazioni attraverso i campi.

    La QFT è un modello molto accurato per la descrizione di molte interazioni fondamentali dell’universo, ma non è sempre in grado di spiegare fenomeni che coinvolgono la coerenza su scale più ampie, come quelli che interessano gli organismi viventi mentre il modello dei campi coerenti è in grado di farlo.

    Ecco una spiegazione chiara, completa ma accessibile della QFT — Quantum Field Theory (Teoria Quantistica dei Campi), uno dei pilastri fondamentali della fisica moderna.

    La QFT è la teoria fisica che unisce meccanica quantistica e relatività speciale, descrivendo l’universo non come popolato da particelle separate, ma come composto da campi quantizzati che riempiono lo spazio.

    Le particelle non sono singoli elementi ma eccitazioni locali di campi fondamentali.

    Ad esempio un fotone è un’onda/quantizzazione del campo elettromagnetico e un elettrone è un’eccitazione del campo dell’elettrone.

    La meccanica quantistica funziona per sistemi con poche particelle o che si spostano a velocità vicine a quella della luce ma non è in grado di spiegare i processi di creazione e annichilazione di particelle, i fenomeni delle collisioni di particelle ad alte energie e unire relatività e quantistica spiegando forze fondamentali come quella elettromagnetica, forte e debole.

    La QFT nasce proprio per risolvere questi problemi sull’idea

    base che tutto è un campo e ogni punto dello spazio possiede un valore dei campi fondamentali.
    La quantizzazione impone a questi campi di avere: stati energetici discreti, fluttuazioni del vuoto, particelle come quanti

    Questo porta a concetti apparentemente paradossali come:

    particelle che emergono dal vuoto

    coppie particella–antiparticella

    entanglement su scala di campo

    🎯 Come descrive le interazioni?

    Le forze non sono “spinte” misteriose, ma scambi di particelle mediatrici (bosoni di gauge):

    Interazione Mediatore Teoria QFT
    Elettromagnetica Fotone QED
    Debole W⁺, W⁻, Z⁰ Teoria elettrodebole
    Forte Gluoni QCD
    Gravitazionale (non ancora quantizzata) gravitone? non esiste ancora una QFT completa

    Nella QFT, quando due particelle interagiscono, i loro campi “si parlano” tramite scambio di bosoni.

    📈 Diagrammi di Feynman

    Sono rappresentazioni grafiche dei termini matematici che descrivono le interazioni quantistiche.

    Non sono disegni fisici reali, ma un modo per calcolare probabilità di processo.

    🔬 Il Modello Standard: una QFT di successo

    La teoria quantistica dei campi forma la base del Modello Standard, che descrive tutte le particelle note (tranne la gravità).
    Include:

    QED (elettromagnetismo)

    QCD (forza forte)

    Teoria elettrodebole (fusione di QED + forza debole)

    Il campo di Higgs (responsabile della massa delle particelle)

    Il bosone di Higgs è l’eccitazione quantistica del campo di Higgs.

    📚 Come funziona matematicamente (in breve)

    La QFT combina:

    • Operatori di campo

    Applicati sul vuoto creano o distruggono particelle.

    • Lagrangiana e principio di minima azione

    Definisce come i campi si muovono e interagiscono.

    • Simmetrie (gruppi di gauge)

    Stabiliscono le forze attraverso campi di gauge: SU(3) × SU(2) × U(1).

    • Rinormalizzazione

    Procedura per rendere finite le quantità che altrimenti divergerebbero nei calcoli.

    🧪 Dove entra in gioco la QFT nella vita reale?

    acceleratori di particelle (LHC)

    laser e dispositivi fotonici

    semiconduttori (effetti quantistici collettivi)

    metodi usati anche nella fisica dello stato solido (es. teoria di Landau)

    tecnologie quantistiche emergenti

    🧾 In breve

    La QFT descrive l’universo come campi quantistici, non particelle isolate.

    Le particelle sono eccitazioni di questi campi.

    Le interazioni sono scambi di bosoni di gauge.

    La QFT è la base del Modello Standard.

    È la teoria più precisa mai costruita dall’umanità (es: QED).

    Alcuni ricercatori hanno ipotizzato che la proprietà della coerenza possa essere coinvolta in fenomeni anche molto complessi come l’attività cerebrale, la comunicazione tra le cellule, la guarigione da patologie e altro ancora.

    La teoria dei campi coerenti viene considerata anche come un contributo alla teoria del tutto secondo la quale tutte le forze e le interazioni fondamentali dell’universo sono parte di un unico quadro e che i campi coerenti possano farci comprendere la natura della coerenza stessa e come essa possa giocare un ruolo fondamentale nell’unificazione di tutte le forze dell’universo anche attraverso meccanismi istantanei che quindi superano il limite della velocità della luce.

    La teoria dei campi coerenti ha conciliato fisica quantistica e relatività speciale enfatizzando la coerenza come principio organizzatore di tutto l’universo oltre che come mezzo per la trasmissione di informazioni e rappresenta un’ulteriore avvicinamento tra la fisica quantistica e la vita stessa quando viene applicato alle cellule e agli organismi viventi di qualsiasi complessità.

    Tutti conoscono la luce che illumina, riscalda con le radiazioni infrarosse e attiva la fotosintesi e altri processi organici con le frequenze ultraviolette ma la luce coerente del laser diviene in grado di tagliare acciaio e diamanti e ogni materiale anche durissimo, dimostrando come la coerenza possa trasformare profondamente gli effetti fisici.

    Le analisi attraverso la comunicazione digitale

    I sistemi ECC hanno dimostrato che la correlazione fra particelle è costituita principalmente dalla replicazione di uno schema determinato di elettroni che assumono una configurazione specifica uguale per tutti gli elementi del campo coerente che li caratterizzano.

    La configurazione specifica degli elettroni comune alle particelle di uno stesso campo coerente può essere analizzata, replicata e trasportata attraverso ogni forma di collegamento che si basa sul movimento di elettroni.

    Quindi è possibile analizzare particelle di campo coerente attraverso lo spazio sfruttando comunicazioni di tipo elettronico sia in voce (comunicazioni telefoniche) che in immagini (videoconferenze, foto digitali e simili).

    L’operatore di un sistema ECC può quindi sia analizzare un soggetto di fronte a lui ma può anche, con i medesimi risultati, farlo durante una telefonata o sfruttando anche una foto digitale del soggetto oppure anche una sua clip video.

    Questa caratteristica delle proprietà dei campi coerenti è molto importante in quanto consente all’operatore di effettuare analisi anche lunghe senza costringere il soggetto da analizzare a rimanere in posizioni predefinite e sempre comunque scomode.

    Per costituire una valida alternativa la comunicazione o le immagini devono essere elettroniche quindi conversazioni cellulari, videocall e foto digitali sono perfette ma non sono invece utilizzabili foto cartacee o altro materiale simile.

    Questa caratteristica consente di effettuare analisi non invasive particolarmente su soggetti deboli che possono avere molte difficoltà a rimanere a lungo sono analisi come neonati, bambini, persone con disturbi autistici, anziani, ecc..

    Alcune popolazioni ritenevano che essere fotografati potesse consentire in qualche modo entrare in connessione con la propria anima e le foto digitali dimostrano che in effetti qualcosa di simile è effettivamente possibile oltre le antiche superstizioni.

    Utilizzando una foto digitale l’operatore deve concentrarsi su di essa in modo simile e forse anche più intenso rispetto a quanto farebbe sul soggetto a disposizione frontalmente.

    Una foto digitale può essere vista come un’estensione del campo coerente e delle particelle che lo costituiscono alcune delle quali sono parte della foto digitale ma rimangono in contatto, indipendentemente dalla distanza fisica che le separa dalle altre, consentendo di effettuare analisi su di esse come se venissero realizzate frontalmente sul soggetto.

    Con il tablet del kit dotato di 8 processori, grande memoria RAM e sistema Android 14 il multitasking diviene una esperienza semplice e utile.

    L o schermo diviso a metà del tablet con sistema operativo Android 14 consente di visualizzare il sistema ECC insieme alla foto, rigorosamente digitale, del soggetto da analizzare per ottenere analisi strumentali immediate nel modo più comodo.

    Come abbiamo già detto analizzare una foto digitale del soggetto oppure il soggetto stesso è esattamente la stessa cosa quando la fotografia è elettronica e il soggetto il medesimo cioè parte dello stesso campo coerente.

    È naturalmente molto diversa la comodità di poter analizzare con tutta calma un soggetto che non viene stressato, annoiato e non protesta ne si muove.

    Un altro aspetto è l’assenza assoluta di possibilità di contagio nelle analisi digitali che pur veicolando le informazioni interessanti non possono in alcun modo trasferire contagio all’operatore anche nel caso di infezioni estremamente virulente ed aggressive.

    Alcuni dei nostri ricercatori sono convinti che le analisi effettuate su soggetti effettivamente presenti abbiano, per così dire, una marcia in più e le analisi insistite siano più rapide e quindi efficaci rispetto a quelle remote.

    Ma se anche fosse vero tempi più lunghi non inficiano le analisi e i vantaggi rimangono in ogni caso molteplici e di grande peso specifico a favore delle analisi remote.

    Sistemi ECC e prevenzione

    Questa caratteristica, cioè la possibilità di agire in remoto, è di fondamentale importanza durante eventi pandemici o anche in singoli casi epidemici e a rischio di contagio, ma risulta di grande importanza anche per realizzare campagne di prevenzione che possono essere estese a larghe fasce di popolazione a costi irrisori per la mancanza assoluta di materiali di consumo, reagenti, sistemi di prelievo, impiego di personale specializzato, ecc..

    Se i nazisti avessero ucciso anche un solo ebreo sarebbero giù moralmente esecrabili ma il tentativo di epurazione etnica ha prodotto oltre 6 milioni di vittime: un numero enorme che ha suscitato e sucita il ribrezzo di tutti i popoli civili.

    Tuttavia secondo i dati attuali ogni sette mesi nel mondo si verifica il medesimo numero di vittime per le patologie oncologiche.

    Ogni anno oltre 10 milioni di persone periscono a causa di cancro e tumore e questo non solo è inaccettabile ma questa piaga può essere notevolmente contenuta attraverso campagne estese di prevenzione.

    Sabilire con sistemi ordinari se un soggetto è affetto da una patologia oncologica è molto complesso e può essere eseguito unicamente con esami specifici mirati e selettivi.

    Quando l’urologo verifica se esistono masse indesiderate nella prostata non è in grado di valutare la presenza di masse tumorali in altri organi anche limitrofi.

    Recentemente lo scienziato che ha introdotto la valutazione del PSA o Antigene Prostatico Specifico ha dichiarato che il suo test non deve essere utilizzato come screening tumorale in quanto scarsamente significativo in questi casi e quindi sostanzialmente inutile, aggiungendo poi di essersi pentito di aver creato questo test che viene mal utilizzato e interpretato.

    Tutti gli esami per la prevenzione oncologica sono molto invasivi, fastidiosi, a volte umilianti e complessi e costosi oppure scarsamente significativi.

    In realtà solo i prelievi diretti e gli esami di laboratorio istologici si rilevano conclusivi ma hanno lo svantaggio di poter diffondere metastasi risultando peggiori della patologia che intenderebbero prevenire.

    Esami complessi, tempi lunghi, metodi costosi e risultati a volte non conclusivi impediscono di realizzare campagne di prevenzione su larga scala efficaci.

    Tutto questo può essere superato utilizzando lo screening ECC con il quale un operatore è in grado di verificare in pochi secondi la presenza o l’assenza nel soggetto di una qualsiasi patologia oncologica fra le 386 attualmente note in medicina.

    Nel malaugurato caso di positività l’operatore in pochi minuti è in grado di rilevare tipo e posizione della patologia oncologica fornendo dati essenziali per l’eliminazione della patologia chirurgica o farmacologica.

    Nel campo delle patologie oncologiche la prevenzione è fondamentale in quanto agli stadi iniziali eliminarle è generalmente semplice mentre diventa poi estremamente complesso oppure, a volte, impossibile farlo negli stadi avanzati.

    Campagne di prevenzione estese con screening semplici e rapidi che offrono risultati immediati potrebbero salvare milioni di vite ogni anno a costi irrisori per una prevenzione semplice da realizzare ed efficace al 100%.

    La prevenzione efficace condotta con i sistemi ECC si tradurrebbe in una drastica riduzione delle spese di terapia e ricovero per i soggetti salvati con cure minimali o assenti e quindi economiche per il SSN che sarebbe in grado di ridurre enormemente le spese attualmente sostenute.

    Queste campagne di prevenzione estese sarebbero un esempio di come si possa essere tutti vincitori in una situazione specifica: con migliaia di vite salvate, enormi economie per il SSN, generazione di nuovi posti di lavoro gratificanti e specializzati, riduzione degli interventi chirurgici, miglioramento delle possibilità farmacologiche e molto altro.

    Eseguire analisi per la ricerca di patologie oncologiche può generare ansia nel soggetto sottoposto all’indagine quindi l’operatore deve eseguire il test di base senza annunciarlo limitandosi a dare la lieta novella in caso di risultato negativo.

    Se sfortunatamente il test risulta positivo l’operatore può, senza clamore proseguire nelle analisi per scoprire la natura della patologia oncologica, la sua origine, l’estensione, la presenza di eventuali metastasi ed ogni altro dato utile per ottenere un quadro preciso e generale per poi consigliarsi con il medico di fiducia del paziente per concordare una strategia di informazione e intervento con la conferma della situazione attraverso test di laboratorio di tipo ordinario, la definizione delle terapie atttuabili, ecc.

    Dare al soggetto una notizia del genere va sempre fatto con molto tatto e seguendo una strategia precisa che si fondi su una base di informazioni verificate.



  • 13 I valori normali per l’operatore efficiente

    Movimento

    Il primo dato ad apparire è il numero di passi per il quale nelle impostazioni dell’applicazione è possibile fissare un obiettivo giornaliero e il numero di passi al giorno raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per mantenersi in forma e in salute è 10.000.

    Tuttavia, alcuni studi suggeriscono che anche 6.000-8.000 passi possono essere sufficienti per ottenere benefici significativi perché camminare aiuta a prevenire l’aumento di peso, riduce il rischio di malattie cardiocircolatorie e migliora il benessere generale e anche se non si raggiungono 10.000 passi, qualsiasi attività fisica che aumenti il movimento giornaliero è utile.

    Chi lavora troppo al computer potrebbe attivare l’allarme sedentarietà: un promemoria che ad intervalli determinati, in genere di una o due ore, ci ricorda di alzarci dalla postazione e sgranchirci.

    La sezione sport dello smartwatch è in grado di monitorare efficacemente oltre 100 tipologie di attività fisica compresa anche la cyclette e il tapiroulant e trasforma il movimento in kcal bruciate.

    MET

    I n cardiologia MET è acronimo di Metabolic Equivalent of Task, cioè Equivalente Metabolico dell’attività e indica l’intensità di un’attività fisica rispetto al riposo, basata sul consumo di ossigeno.

    1 MET corrisponde al consumo di ossigeno di una persona a riposo circa 3.5 ml di ossigeno per Kg di peso corporeo al minuto quindi un’attività che richiede 3 MET consuma il triplo dell’ossigeno.

    Il MET valuta l’intensità dell’attività fisica per stimare il dispendio energetico: un importante valutazione funzionale per prescrivere esercizi fisici adatti alle condizioni cardiopatiche.

    Una persona di 70 kg che cammina a passo sostenuto consuma circa 6 MET cioè 6 volte l’energia che consumerebbe a riposo e 6 volte il suo consumo basale di ossigeno, il MET monitora i progressi nel tempo e per il cardiopatico definisce il grado di funzionalità cardiaca per pianificare un programma di riabilitazione cardiovascolare adeguato.

    Sonno

    Impostando i dati del ciclo di riposo e mantenendo al polso acceso l’orologio durante il riposo notturno questo provvederà a registrare i cicli di sonno distinguendoli in sonno leggero e profondo.

    Un operatore ben riposato dovrebbe dormire circa 7 ore ogni notte con cicli alternati leggeri e profondi, senza apnee notturne e con uno o due pause al massimo per i bisogni fisiologici.

    L’applicazione riporta anche suggerimenti per migliorare la qualità del riposo notturno che dipende anche dalla quota di esercizio fisico giornaliero.

    Frequenza cardiaca

    Viene misurata in pulsazioni al minuto in pochi secondi.

    Si può anche impostare una misurazione automatica durante la giornata e i risultati possono essere registrati nell’archivio dell’applicazione e anche visualizzati direttamente nel quadrante che è in grado di creare anche un grafico dell’andamento giornaliero.

    La frequenza cardiaca normale a riposo per un adulto sano è generalmente compresa tra 60 e 100 battiti al minuto (bpm).

    Tuttavia, questo può variare a seconda di fattori come l’età, la forma fisica e la presenza di condizioni mediche.

    La frequenza cardiaca può variare a seconda di diversi fattori:

    Età: I bambini hanno una frequenza cardiaca più alta a riposo rispetto agli adulti, mentre gli anziani possono avere una frequenza cardiaca leggermente inferiore.

    Frequenza cardiaca Fascia d’età

    Da 90 a 180 bpm Neonati

    Da 80 a 100 bpm Bambini

    Da 70 a 120 bpm Adolescenti

    Da 60 a 90 bpm Adulti

    La frequenza cardiaca non è influenzata dal sesso e quindi le differenze tra l’uomo e la donna sono minime e spesso inferiori alle oscillazioni biologiche personali.

    Forma fisica: Gli atleti ben allenati possono avere una frequenza cardiaca a riposo più bassa rispetto a persone meno attive. Il famoso campione ciclistico Fausto Coppi, autore di imprese memorabili per l’atletica aveva frequenze molto basse anche sotto sforzo, persino vicine a 40 bpm.

    Condizioni mediche: Alcune condizioni patologiche, come l’ipotiroidismo, possono influenzare la frequenza cardiaca.

    Emozioni: le emozioni possono aumentare la frequenza cardiaca in poco tempo.

    Sport: l’attività fisica non deve essere mai faticosa o eccessiva anche in rapporto all’età e alla condizione fisica.

    A riposo la frequenza cardiaca è inferiore inferiore a 60 bpm viene definita bradicardia mentre una superiore a 100 bpm è definita tachicardia: entrambe non sono condizioni desiderabili in particolare in caso di debolezza, affaticamento, vertigini o palpitazioni.

    L’operatore ECC dovrebbe analizzare per vari giorni la propria frequenza in condizioni di riposo non sottoposto a stress per valutare con esattezza la propria frequenza biologica personale normale e cercare di mantenere valori prossimi alla propria media personale durante le analisi che effettua.

    ECG

    Esegue un elettrocardiogramma a due sensori in un minuto.

    Viene avviato sfiorando il tasto play (triangolo con la punta verso destra e richiede di tenere, oltre all’orologio fissato al polso (senza stringere troppo il cinturino) anche di mantenere per tutto il ciclo di misura un dito della mano destra premuto sul secondo sensore presente sul lato destro della cassa dell’orologio.

    Senza il riscontro del secondo sensore il tracciato non può essere misurato.

    Se l’orologio è ben posizionato dopo alcuni secondi il display comincerà a riportare il caratteristico grafico elettrocardiografico che dopo sessanta secondi di misure viene commentato immediatamente con segnali verdi, gialli e rossi nell’orologio per fornire indicazioni di pronto impiego e riportato estesamente nell’applicazione che analizza ogni singolo parametro fornedo percentuali di rischio per ogni singola caratteristica misurata: diverse decine.

    L’applicazione riporta anche, sul consueto sfondo in carta millimetrata, il grafico esattamente come un elettrocardiografo ordinario.

    Glicemia

    I sensori non invasivi senza aghi non sono in grado di valutare l’indice del glucosio presente nel sangue ma misurano quello molto più importante trasportato dal sangue nel tessuto interstiziale.

    Il valore del glucosio sia nel sangue che interstiziale viene misurato in mg/dl oppure in moli e la scelta dell’unità ddi misura va inserita nelle impostazioni dell’applicazione.

    L’analisi non invasiva misura la glicemia direttamente nel tessuto interstiziale cellulare: in effetti il glucosio viene trasportato in tutto il corpo dal sangue e quindi una specifica classe di proteine chiamate GLUT trasportano il glucosio mantenendolo disponibile per le cellule che sono in grado di assorbirlo attraverso i tessuti interstiziali e le membrane cellulari

    Le proteine GLUT 1 sono per cervello e globuli rossi, che richiedono glucosio costantemente.

    Il GLUT 2 consente lo scambio del glucosio tra cellule e sangue attraverso le membrane cellulari e si occupa principalmente di fegato, reni, intestino tenue e cellule beta delle isole di Langherans del pancreas che producono insulina e glucagone regolando il livello di glucosio nel sangue.

    Le cellule beta del pancreas utilizzano GLUT 2 anche per monitorare il glucosio nel sangue e gestirlo, regolando il metabolismo glucidico.

    Il GLUT 3 facilita l’assorbimento di glucosio in ogni tipo di tessuto.

    Il GLUT 4 è specifico per i tessuti insulino-dipendenti, come i muscoli e i depositi adiposi.

    L’insulina promuove l’utilizzo del glucosio per la produzione di energia e l’accumulo di glicogeno, aiuta a regolare la glicemia, mantenendo i livelli di zucchero nel sangue entro limiti normali.

    Usualmente viene monitorata la glicemia ematica cioè il livello di zuccheri nel sangue più facile da misurare e da valutare con il suo ampio range possibile: il suo valore a digiuno vale 80/100 mg/dl e può salire dopo il pasto anche a valori doppi o tripli.

    La glicemia nei tessuti cellulari interstiziali è più difficile da misurare e possiede range di variazione molto ristretti: un livello di 150 corrisponde ad una glicemia ematica elevatissima di circa 400 unità e un valore anche poco inferiore a 70 è già molto pericoloso perché mentre il circolo sanguigno si comporta come un deposito la glicemia del tessuto cellulare interstiziale è quella che viene effettivamente impiegata direttamente dalle cellule che non sopportano grandi oscillazioni e hanno costantemente bisogno di utilizzare glucosio per trasformarlo in energia.

    Per questo motivo la disponibilità dei sensori ottici non invasivi sta suggerendo agli endocrinologi di riservare le loro attenzioni alla glicemia del tessuto interstiziale piuttosto che al livello ematico di glucosio, ma la transizione non sarà semplice ne indolore.

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    a scala colorata mostra come i valori della glicemia cellulare interstiziale sono sostanzialmente diversi rispetto ai valori ematici che oscillano molto di più potendo variare anche tra 50 e 400 in condizioni estreme pesanti.

    I tessuti interstiziali mal sopportano invece anche variazioni molto piccole dei livelli di glucosio quindi tenerli sotto controllo è più importante.

    Abituarsi e abituare il proprio endocrinologo a valutare il livello del glucosio interstiziale è molto importante perché la misura è più precisa e significativa oltre al fatto che si evitano punture multiple al polpastrello che a volte diventano anche 5 o 6 al giorno.

    Recentemente è stato messo in commercio un sistema basato su un disco contenente un microago e un sistema di analisi da applicare al lato esterno del braccio che si collega ad una applicazione specifica sul telefono e fornisce per 15 giorni il valore del glucosio nel sangue ogni volta che viene richiesto attraverso il telefono.

    Si tratta di un sistema costoso (circa 10 € al giorno)che smette di funzionare, per obsolescenza programmata, dopo 15 giorni e non è molto comodo perché richiede attenzione per evitare che gli indumenti o la doccia mattutina possano staccarlo dalla sua posizione rendendolo inefficace.

    I Il sistema freestyle misura il glucosio nel sangue per 15 giorni semplicemente avvicinando lo smartphone con l’applicazione dedicata al sensore a bottone applicato al braccio.

    Nell’esempio il valore misurato è 117 mg/dl e l’applicazione consente di memorizzare il grafico dei valori misurati ed eventuali note.

    Non è però prevista la misurazione automatica ad intervalli predefiniti.

    Pressione arteriosa

    Anche questo parametro può essere attentamente monitorato sia a richiesta che automaticamente.

    La pressione normale, o pressione arteriosa, è solitamente indicata in mmHg come 120 su 80, dove 120 è la pressione sistolica (massima) e 80 è la pressione diastolica (minima). I valori normali per la pressione sistolica possono variare tra 115 e 140 mmHg, mentre per la pressione diastolica tra 75 e 90 mmHg.

    Valori specifici delle coppie di pressione arteriosa che dipendono dalla propria variabile biologica e possono variare anche se :

    Pressione ottimale: viene considerata quella inferiore a 120 su 80 mmHg con oscillazioni possibili di circa 10 unità quindi l’intervallo considerato normale varia da 130 a 120 per la massima e da 90 a 80 per la minima sempre misurati in mmHg.

    Leggermente alta: 140 /130 su 95 / 90 mmHg

    Ipertensione di grado 1: sino a 160 su 100 mmHg

    Ipertensione di grado 2: sino a 170 su 110 mmHg

    Ipertensione di grado 3: valori superiori a 180 e 110 mmHg

    I valori della pressione aumentano con l’età e sino a 65 anni la pressione massima aumenta progressivamente sino a 130 mmHg, mentre oltre i 65 anni, il valore ottimale aumenta ancora sino a 140 e 150 mmHg.

    Sino a qualche anno fa un calcolo approssimativo suggeriva di sommare 100 all’età del soggetto, ma oggi si cerca di limitare il più possibile la pressione massima anche per la costante pressione delle case farmaceutiche che vogliono vendere i preparati che la limitano.

    La pressione alta può causare numerosi problemi di salute, effetti a breve termine sono: mal di testa mattutino, vertigini, stordimento, acufene, alterazioni della vista (puntini luminosi), epistassi: (sangue dal naso) mentre effetti a lungo termine possono essere: disturbi vascolari, arteriopatie, disturbi del microcircolo, infarto del miocardio, ictus, aneurismi, insufficienza cardiaca, insufficienza renale cronica, retinopatie, disturbi della memoria.

    L’ipertensione può derivare da: fattori genetici ereditari, stile di vita poco sano, dieta errata, sedentarietà, stress psico-fisico, tabagismo, alcolismo, patologie renali, endocrine, o condizioni iatrogene dovute a terapie e farmaci non compatibili.

    L’ipertensione è spesso asintomatica, quindi è fondamentale effettuare controlli regolari per individuare e trattare tempestivamente la condizione seguendo i suggerimenti del cardiologo.

    La misura viene effettuata generalmente con uno sfignomanometro che può essere automatico o manuale.

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    el primo caso l’apparecchio si occupa di tutto e fornisce i risultati cioè battito cardiaco e pressione massima e minima, nel secondo l’operatore pone il bracciale sul braccio sinistro del soggetto posto all’altezza del cuore con infilato sotto il sensore di uno stetoscopio.

    Poi l’operatore gonfia il bracciale con l’apposita pompetta sino a valori di pressione certamente superiori a quella massima provvedendo quindi a far defluire lentamente l’aria.

    Lo stetoscopio, posizionato in corrispondenza di un arteria superficiale sotto al bracciale permette di ascoltare il ritmo cardiaco che ad un certo momento si interrompe (punto che corrisponde alla pressione massima) per poi riprendere successivamente (valore di pressione minima).

    Osservazioni: la misura non è troppo invasiva, è più semplice della descrizione e richiede solo un po’ di pratica ma è alterata comunque dalla compressione sull’arteria da parte del bracciale che rappresenta un errore sistemico non eliminabile: la misura delle pressioni si basa sulla compressione del bracciale che per un intervallo equivale alla pressione arteriosa alterate dalla compressione del bracciale che introduce una evidente perturbazione nella misura.

    La misura elettro-ottica della pressione non introduce invece alterazioni e può essere considerata la vera pressione massima e minima.

    Lo scarto fra le due misure rappresenta l’errore introdotto dalla costrizione del bracciale pneumatico che vale circa 10 o più mmHg in relazione a come viene applicato.

    Questo errore nella misura è sistemico quindi non può essere eliminato ma significa anche che la pressione reale del soggetto è più bassa rispetto a quella misurata.

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    racciale gonfiabile, pompetta, quadrante analogico e stetoscopio sono tutti elementi indispensabili per misurare la pressione manualmente.

    Un sistema automatico esegue la misura richiedendo solo di fissare il bracciale avendo cura di disporre il sensore posto nel bracciale vicino all’arteria e di avviare la misura con il tasto dedicato.

    Tutto molto più semplice con lo smartwatch salute che, dopo aver premuto il tasto in basso al centro del display con la freccia►richiede solo di attendere 30 secondi per ottenere la pressione massima e minima in mmHg e l’aggiornamento del grafico giornaliero automatico nel caso di misure ripetute manuali o anche automatiche.

    Ossigenazione del sangue

    È simile alla misurazione della pressione arteriosa.

    Dopo aver premuto il tasto in basso al centro del display con la freccia►richiede solo di attendere 30 secondi per ottenere la percentuale di ossigenazione del sangue e anche in questo caso viene prodotto automaticamente il grafico giornaliero sia nel caso di misure ripetute manuali o anche automatiche impostate nei settaggi specifici dell’applicazione.

    .

    Il confronto diretto con un ossimetro ospedaliero mostra la piena coincidenza dei risultati: 96% di ossigenazione ematica in entrambi gli strumenti.

    Temperatura corporea

    Per la temperatura viene presentata a volte, sia quella rilevata sulla superficie della pelle, in questo caso 34.9 °C che quella interna del corpo che vale 36.5 °C.

    La temperatura del corpo varia infatti in relazione alla specifica zona di misura quindi il software dell’applicazione trasforma immediatamente il valore in gradi Centigradi misurato sulla pelle del polso nel valore della temperatura corporea generale.

    La misurazione della temperatura ha senso quando esiste una patologia in atto: i batteri e i virus non sopravvivono a temperature più alte di quelle corporee usuali e il corpo genera calore per distruggere o diminuire la virulenza dei patogeni mentre produce anticorpi in grado di distruggere i patogeni stessi più facilmente.

    Un’alterazione della temperatura corporea, comunemente indicata come stato febbrile significa avere una temperatura corporea più alta dei canonici 37°C considerati normali.

    Una misura non invasiva, anche automatica ad intervalli regolari, per ottenere un grafico utile per seguire il decorso patologico e la risposta alle terapie, e fondamentale nel caso di ipotermia, colpi di sole e di calore, scottature, eritemi solari, ecc.

    Gli strumenti smartwatch salute del kit confrontati con apparecchiature elettromedicali hanno fornito risultati uguali o simili ad eccezione del glucosio e della pressione per i motivi indicati e l’orologio si è dimostrato un sistema di misura decisamente di livello superiore rispetto a quello degli strumenti di misura tradizionali.

    Il livello di glucosio negli interstizi cellulari è più significativo di quello nel sangue perché il glucosio viene prelevato nel tessuto intracellulare e quindi questo influenza le cellule del corpo mentre il glucosio ematico è immagazzinato dal sangue e può essere trasportato oppure no dalle proteine GLUT specializzate: è come misurare il vino consumato a tavola realmente e le bottiglie di vino in cantina che può essere solo una misura presunta e approssimativa.

    Per questo l’associazione degli endocrinologi italiani intende sostituire al glucometro ematico la misurazione della glicemia interstiziale operazione non semplice e dolorosa per i medici che dovranno accettare nuovi standard.

    Per la pressione sanguigna avremo certamente una forte opposizione delle case farmaceutiche che producono farmaci anti ipertensivi che non sono certo felici che i nuovi standard di misura alleggeriscono di qualche punto la paura dell’ipertensione.

    I valori ematici

    I sensori degli smartwatch sono dei mini laboratori di analisi e l’operatore viene messo in grado di conoscere facilmente e immediatamente molti parametri interessanti che può confrontare con i valori considerati normali e avvertire prontamente il proprio medico quando la misura evidenzia alterazioni importanti dei valori normali.

    Lo schema è il medesimo: l’operatore provvederà a tenere sotto controllo ogni singolo valore che l’orologio salute è in grado di misurare per una o due settimane stabilendo in questo modo i propri valori biologici ordinari.

    Poi eseguirà misure periodiche o quando ritiene siano utili e confrontando i valori ottenuti, se risultano alterati in modo importante contatterà il proprio medico che deciderà il da farsi.

    L’orologio salute non si sostituisce al medico di famiglia ma offre la possibilità di valutare prontamente situazioni anomale.

    Il suggerimento è di istallare l’applicazione H-band per far comunicare smartwatch e tablet o telefono o entrambi e avviare dall’applicazione le misure periodiche in modo da memorizzare i risultati nell’applicazione e poterli confrontare nel tempo.

    Le analisi dei parametri del sangue vanno sempre ripetute 3 o 5 volte e riguardano:

    acido urico che normalmente deve essere maggiore di 3 mg/dl ma inferiore a 7;

    il colesterolo totale che deve essere inferiore a 200 mg/dl per essere considerato normale;

    i trigliceridi inferiori a 160 mg/dl;

    le lipoproteine ad alta densità (HDL) che è bene siano oltre 40 mg/dl;

    le lipoproteine a bassa densità (LDL) che è bene siano inferiori a 100 mg/dl.

    Ricordando sempre che la valutazione e i suggerimenti del nostro medico sono essenziali e che le nozioni che tutti possono trovare in rete non sono neppure paragonabili alle conoscenze dei medici possiamo però comprendere, in linea di larga massima, cosa significano questi parametri.

    L’acido urico è uno dei prodotti del metabolismo di sostanze presenti in molti alimenti le purine: una classe di composti organici azotati molto importanti per il DNA, la regolazione cellulare, la produzione di ATP e l’attività di molti enzimi.

    Le purine formano come sottoprodotto acido urico, che i reni smaltiscono, ma in alcuni soggetti, alterano il metabolismo causando iperuricemia, gotta e infiammazioni delle articolazioni.

    Carne, pesce, frattaglie e alcuni vegetali sono ricchi di purine e, a volte, il loro consumo può aumentare i livelli di acido urico nel sangue.

    L’eccessiva presenza di acido urico nel sangue crea depositi cristallini nelle articolazioni che producono infiammazioni, dolori locali e artrite infiammatoria.

    Tuttavia l’acido urico è importante anche se è un prodotto di scarto è un antiossidante organico quindi il livello di acido urico nel sangue deve essere sempre inferiore a 7 mg/dl ma anche superiore a 3 mg/dl per fornire la sua protezione antiossidante.

    Il colesterolo totale rappresenta la quantità totale di colesterolo presente nel sangue cioè la somma del colesterolo negativo (LDL) costituito dalle lipoproteine a bassa densità e di quello positivo (HDL) cioè le lipoproteine ad alta densità.

    Il colesterolo totale è la quantità di grasso che si trova nelle cellule di tutti i tessuti del corpo, viene prodotto dal fegato e dall’alimentazione consumando cibi di origine animale soprattutto.

    Il colesterolo è un elemento essenziale per la sintesi ormonale, per la produzione di vitamina D e per la costituzione delle membrane cellulari ma una sua presenza eccessiva attiva patologie cardiovascolari e il suo livello è considerato una misura di rischio per il sistema cardiovascolare.

    Il colesterolo totale deve essere inferiore a 200 mg/dl, mentre valori superiori a 240 mg/dl indicano colesterolo alto associato a sovrappeso, obesità vita eccessivamente sedentaria, errata alimentazione con poca frutta, verdura e cereali integrali e troppo ricca di grassi saturi, tabagismo e alcolismo.

    Un colesterolo totale elevato richiede osservazione medica e controllo della pressione.

    Le lipoproteine ad alta densità (HDL) trasportano il colesterolo dalle pareti delle arterie al fegato, che lo rimuove dal corpo.

    Le HDL sono considerate protettive perché riducono la formazione di placche aterosclerotiche nelle arterie, contribuendo a prevenire malattie come infarto e ictus.

    I livelli di HDL ottimali sono superiori a 40 mg/dL e possono essere aumentati da una dieta sana povera di grassi saturi e attività fisica regolare.

    Al contrario le lipoproteine a bassa densità (LDL) trasportano il colesterolo dal fegato alle cellule del corpo aumentando il rischio di formazione di placche aterosclerotiche che possono restringere le arterie e aumentare il rischio di infarto, ictus e altre patologie cardiovascolari.

    I livelli di colesterolo LDL devono essere inferiori a 100 mg/dL, mentre quelli superiori a 130 mg/dL richiedono un intervento medico immediato.

    Idealmente il valore di LDL dovrebbe essere circa un terzo di quello HDL.

    I trigliceridi sono glicerolo che lega tre acidi grassi nel sangue e nei tessuti adiposi per immagazzinare grassi come riserva energetica e per specifiche funzioni cellulari.

    I trigliceridi costituiscono la forma più comune di grassi nel corpo e forniscono energia alle cellule fra i pasti o durante il digiuno, zuccheri, burro, olio, grasso della carne, pesce e formaggio sono ricchi di trigliceridi che dovrebbero essere presenti nel sangue in quantità inferiore a 150 mg/dL per evitare rischi di coronaropatie, ictus, angina pectoris, infarto del miocardio e aterosclerosi.

    Corpo

    Attraverso i sensori resistivi/capacitivi verifica l’Indice di massa corporea (IMC) un indice generale che valuta il peso rispetto all’altezza (peso in Kg diviso altezza in metri al quadrato) in categorie: Sottopeso: < 18,5. Peso normale: tra 18,5 e 24,9. Sovrappeso: Tra 25 e 29,9. Obeso: > 30.

    Lo smartwatch misura poi la percentuale di grasso, muscolare, di adipe sottocutanea, di acqua corporea, quella muscolo scheletrica, di massa ossea, le proteine e il metabolismo basale in kcal: cioè la quantità minima di calorie da assumere giornalmente in funzione del peso dato importante perché assumendo meno kcal dimagriamo mentre eccedendo aumentiamo di peso.

    VRC

    VRC è la Variabilità della Frequenza Cardiaca (anche HRV dall’inglese Heart Rate Variability) cioè le variazioni delle pause in ms tra battiti che indicano il bilanciamento tra il sistema nervoso simpatico e quello parasimpatico.

    Una VRC alta (> 80) è associata a buona salute cardiovascolare, maggiore capacità di adattamento allo stress e migliore recupero, mentre se bassa (< 20) indica stress, malattie o sovrallenamento e impone riposo.

    VRC tra 50 e 80 permette allenamenti intensi, tra 20 e 50 allenamenti moderati e cauti.

    Il tablet del kit

    Molti operatori ci hanno chiesto il tablet da dedicare ai sistemi ECC che ora viene incluso nei sistemi aggiornati.

    Il modello selezionato accuratamente è quello utilizzato in tutti i laboratori dell’Università per i sistemi ECC.

    Si tratta di un modello che suggeriamo di utilizzare dedicandolo esclusivamente ai sistemi ECC ma che, naturalmente, può essere utilizzato per ogni utilizzo.

    Il tablet viene gestito dal sistema operativo stabile più recente rilasciato da Google: Android 14.

    Un tablet estremamente performante grazie al processore ad 8 core da 1,8 MgHz di clock interno associati a 20 Gb di memoria RAM che lo rendono reattivo e fluido anche nel multitasking che possiede e gestisce in modo nativo.

    Il multitasking consente di gestire più di un software contemporaneamente a schermo e può essere, come vedremo in dettaglio, essere utilizzato dai sistemi ECC per visualizzare la macchina accessibile online e l’immagine elettronica del soggetto delle analisi.

    Una capacità di memoria enorme rispetto ai 2 o 4 Gb di RAM normalmente fruibili nei tablet.

    La memoria ROM per archiviare dati e risultati è di 128 Gb ampiamente sufficienti alla gestione dell’archivio soggetti analizzati anche esteso a centinaia di persone che può essere ulteriormente espanso sino ad 1 Tb aggiungendo una memoria slim di qualsiasi tipo commerciale.

    Il display è da 10 pollice con 1280 x 800 pixel di definizione e rappresenta il migliore compromesso tra la portabilità definita dalle dimensioni contenute e una leggibilità chiara del display.

    Molto curata e avanzata la sezione di comunicazione con Wi-Fi tipo 6 di ultima generazione in grado di gestire sia reti Wi-Fi a 2.4 GHz che 5 GHz e supporto Bluetooth 5.

    Per i sistemi ECC il comparto fotografico del tablet non è interessante se non, al massimo, per qualche video chiamata.

    Eventuali video chiamate che interessano le attività ECC devono essere effettuate utilizzando Telegram che garantisce la privacy, la sicurezza dei dati e la riservatezza al 100% al contrario delle call e videocall effettuate con altre piattaforme che NON sono sicure ne riservate a cominciare da Whatsapp che si impossessa di ogni dato e può utilizzarlo come vuole con il consenso scritto da voi firmato al momento dell’attivazione.

    Questo tablet può naturalmente essere utilizzato anche per riproduzioni in streaming di contenuti multimediali quindi dispone di Widevine L1.

    Widevine è un sistema di Digital Rights Management (DRM) di proprietà di Google utilizzato per proteggere contenuti multimediali, come video e audio, da accessi e copie non autorizzati.

    Molti servizi di streaming lo utilizzano per proteggere i loro contenuti da utenti non autorizzati.

    Widevine L1 è il livello di sicurezza che consente lo streaming di contenuti a risoluzioni più elevate anche 4K e UHD, a differenza di L3 che limita la qualità a 720p a fronte di una sicurezza maggiore.

    Widevine aiuta i fornitori di contenuti a proteggere i propri prodotti digitali impedendo distribuzioni non autorizzate e in futuro potrà essere implementato nei sistemi ECC.

    Il tablet scelto dall’Università si distingue per il colore rosso, dimensioni contenute e un peso di 450 grammi di poco superiore a quello di uno smartphone nonostante uno schermo molto più grande e prestazioni di eccellenza.

    Il tablet non dispone di gestione di SIM card e per essere utilizzato in mobilità deve appoggiarsi ad una rete Wi-Fi oppure all’HotSpot del telefono come illustrato in altra sezione del manuale.

    Molto proficuamente invece è già dotato di tutti gli accessori veramente indispensabili:

    • mouse wireless che consente un puntamento più comodo e molto più preciso rispetto al polpastrello
    • Tastiera wireless per inserire comodamente note e compilare i risultati delle analisi effettuate direttamente con il tablet
    • custodia protettiva per corpo e schermo che si trasforma in un cavalletto per avere il tablet verticale quando viene appoggiato ad un piano lasciando le mani libere
    • pellicola protettiva trasparente per lo schermo
    • caricatore standard europeo USB per la ricarica rapida della batteria di grande capacità che con 6.000 mA è in grado di gestire il sistema ECC per oltre una giornata piena di analisi
    • l’adattatore USB OTG, cioè USB On The Go è un tipo specifico di connessione USB che consente al tablet di agire come host per comunicare con periferiche USB di qualsiasi genere. L’adattatore USB OTG consente quindi al tablet di interfacciarsi direttamente con Hard Disk esterni, chiavette USB, tastiere comuni a filo o wireless, mouse, joypad, stampanti e altro ancora attraverso un comune cavo USB. Attraverso l’adattatore OTG è possibile stampare direttamente su carta i risultati delle analisi effettuate
    • cavo Usb tipo C
    • Pin per estrarre l’alloggiamento dell’eventuale scheda di memoria aggiuntiva che il tablet gestisce direttamente sino a 1 Tb pari a 1.000 Gb
    • manuale d’uso del tablet.

    Applicazioni da caricare: Telegram per garantire la possibilità di scambiare dati con altri device (smartphone e computer) e gli altri ricercatori oltre alla possibilità di video chiamate gratuite in ogni parte del mondo.

    Unpacking del tablet

    Normalmente i dispositivi elettronici vano subito caricati ma in questo caso questi tablet sono modelli recentissimi e le batterie al litio sono già cariche quindi possono essere immediatamente avviati una volta estratti dalla scatola.

    Sarà nostra cura caricarli al 100% e anzi forzare un po’ la carica delle batterie durante le prime 2 o 3 ricariche per essere certi di ottenere l’autonomia massima.

    Nell’angolo in alto a destra una piccola etichetta consente di staccare la protezione trasparente dello schermo.

    Poi il più basso dei 3 tasti sul lato destro ci permetterà di accendere il dispositivo.

    Apparirà subito questa schermata

    toccando la lingua si aprirà la finestra nella quale selezionare l’italiano o la nostra lingua preferita per l’interfaccia mentre toccando vision setting potremo scegliere alcune possibilità come le dimensioni dei caratteri e il livello generale di zoom.

    Tutte queste impostazioni possono essere affinate anche in seguito e pure modificate in qualsiasi momento.

    Quindi inizialmente vi suggeriamo di impostare solo la lingua dell’interfaccia per impostare e scelte con tutta calma in altro momento.

    Sarà invece indispensabile collegarci alla nostra rete Wi-Fi già attiva e

    disponibile e creare un account Google per utilizzare il tablet esclusivamente oppure prevalentemente per i sistemi ECC riservando il nostro account Google per il telefono e gli utilizzi personali.

    Per creare un account Google separato è sufficiente scegliere una nuova mail ———–@gmail.com e la relativa password.

    Google ci permette di avere quante mail desideriamo e altrettanti account quindi nessun problema per mantenere separati i sistemi ECC dal resto.

    L’ultima scelta riguarda il browser per navigare in rete e il motore di ricerca preferito.

    Anche queste scelte possono essere modificate in qualsiasi momento quindi il nostro suggerimento è Brave come navigatore (leggero, gratuito e privo di pubblicità) e Google come motore di ricerca.

    Alla fine la schermata che otterremo sarà:

    e sarà subito interessante andare su Google Store e installare Telegram cercandolo nello store con la lente di ingrandimento e poi scegliere installa quando apparirà l’icona dell’aeroplano di carta bianco su fondo azzurro.

    Nello Store troviamo anche una seconda applicazione Telegram X.

    Telegram X è un client ufficiale di Telegram per Android, sviluppato dallo stesso team che ha sviluppato l’applicazione originale.

    È progettato per essere più veloce e fluido, utilizzando la libreria TDLib che semplifica la gestione dell’interfaccia e introduce nuovi gesti.

    In pratica, è un’alternativa all’app Telegram standard, ma con alcune ottimizzazioni specifiche per la piattaforma Android, è progettato per offrire un’esperienza di utilizzo più rapida e fluida rispetto all’app Telegram standard.

    Telegram X è un’ottima alternativa per gli utenti Android che desiderano una maggiore velocità e fluidità nell’utilizzo di Telegram.

    È un’app ufficiale, quindi non bisogna temere per la sicurezza o la stabilità di contro chi utilizza pesantemente Telegram anche sul computer potrebbe trovare differenze e abituarsi con il tempo a funzioni disponibili esclusivamente su Android e non su altri sistemi operativi.

    Per questo noi continuiamo ad usare Telegram standard e di collegare gli altri Telegram a questo nuovo seguendo la procedura guidata e digitando quando viene richiesto il codice inviato sul precedente account ad esempio sul telefono dopo aver digitato per il nuovo Telegram del tablet il medesim numero di telefono che usiamo sullo smartphone.

    Dopo averlo fatto il nuovo account sarà collegato al vecchio e potremo usare indifferentemente l’uno o l’altro e scambiare file e dati tra tablet e telefono e computer, ecc.

    A questo punto non resta che avviare il proprio sistema ECC sul tablet recandoci con il navigatore al link ricevuto e digitando la password.

    Possiamo utilizzare la custodia piegata per creare un supporto al tablet e inserire due batterie AAA (minitilo) nel mouse per utilizzarlo e scoprire quanto è veloce e presiso come puntatore.

    All’interno del vano batterie vuoto troviamo il ricevitore USB del mouse che dobbiamo inserire nell’adattatore OTG prima di infilare quest’ultimo nella presa USB tipo C.

    A questo punto il mouse sarà collegato e subito funzionante.

    Possiamo notare che l’alimentatore USB fornito con il tablet eroga 2 A a 5 V quindi una potenza effettiva di 2 x 5 = 10 watt decisamente superiore a quella degli alimentatori usuali e che consente ricariche 3 o 4 volte più rapide senza stress eccessivo per la batteria del device come quello introdotto dai caricatori veloci da 25 watt che accorciano invece la durata della batteria nel tempo.

    Il caricatore USB è un tipo universale che accetta di essere collegato a prese da 100 a 240 V con frequenza alternata di 50 o 60 Hz: i suoi circuiti interni allineano la richiesta di energia al tipi di tensione alternata alla quale ha accesso e può essere utilizzato, con un adattatore per superare il problema della presa diversa, a qualsiasi impianto in ogni parte del mondo.

    La tastiera è di dimensioni contenute equivalenti a quelle del tablet 25 x 15 cm con uno spessore di qualche mm con stabilità dimensionale e robustezza offerti da una piastra metallica inserita nella parte posteriore e grande sostanzialmente quanto la tastiera stessa.

    Estratto sintetico del manuale del tablet

    Il manuale fornito con il tablet contiene anche la sezione in lingua italiana ma è decisamente di piccole dimensioni quindi abbiamo provveduto a digitalizzarlo per poterlo inserire come file nel tablet e poterlo ingrandire per renderne migliore la fruibilità.

    Il file digitalizzato è un pdf standard nominato Tablet ECC guida di riferimento.

    Il tasto posto a destra nella posizione bassa consente di accedere a varie funzioni:

    tenendolo premuto per 3 secondi consente di accendere il dispositivo oppure tenendolo premuto per 2 secondi con il tablet già acceso da accesso al un semplice menù che consente di spegnere o di riavviare il tablet.

    Come tutti i sistemi computerizzati dotati della comodissima funzione di congelamento il tablet necessita di essere riavviato completamente almeno ogni 3 o 4 giorni.

    Se il tablet viene costantemente congelato potrebbe funzionare in modo strano o anche bloccarsi: in questi casi tenendo premuto il tasto avvio/spegnimento per oltre 5 secondi possiamo risolvere il problema con lo spegnimento forzato.

    A tablet spento è meglio attendere almeno un minuto prima di riavviarlo per essere certi che i condensatori interni abbiano esaurito la loro carica residua e il reset sia effettivo e completo come solo la privazione totale di alimentazione può garantire per ogni dispositivo elettronico.

    La modalità sospensione consente di mettere il tablet al minimo delle sue funzioni, con lo schermo spento ma pi poterlo riavviare quasi immediatamente: questa funzione viene richiamata dalla singola pressione del tasto acceso/spento che pone in sospensione il tablet acceso e ne ripristina le funzioni facendo uscire dal letargo se congelato.

    Nelle impostazioni accessibili dal tasto dedicato a forma di ingranaggio è possibile determinare le modalità di sospenzione automatica dopo un certo tempo di inattività e anche un intervallo di tempo per l’oscuramento del display dall’ultimo comando ricevuto.

    Per l’utilizzo con i sistemi di analisi ECC suggeriamo di impostare tempi sufficientemente lunghi per evitare che lo schermo si oscuri mentre siamo concentrati e riflettiamo su una specifica analisi.

    Batteria

    La batteria interna ha una capacità di 6 A e può essere ricaricata completamente con l’alimentatore USB fornito in circa 2 ore.

    La carica viene gestita progressivamente quindi nella prima ora di carica viene ripristinata quasi la metà della batteria con l’alimentatore che passa ad una fornitura più lenta di energia nelle due ore successive e si disattiva a carica completa lasciando passare solo una leggera quantità di energia per mantenere il livello al 100%.

    Se il tablet viene utilizzato solo occasionalmente va scaricato e ricaricato completamente almeno una volta al mese per evitare danni alla batteria al litio.


    Schermata Home

    Attenzione prima di personalizzare il tablet è bene verificare che non debba essere aggiornato altrimenti gli aggiornamenti di sistema potrebbero resettare le personalizzazioni.

    Quindi entrare facendo scorrere il dito dall’alto verso il basso da bordo a bordo per avviare le impostazioni rapide quindi cercare aggiornamenti e verificare se ce ne sono disponibili ed eventualmente eseguirli subito.

    I dispositivi Android possiedono la capacità di avere schermate diverse per raggruppare le funzioni in modo logico e comodo.

    La schermata Home è sempre la prima ad essere visualizzata e noi suggeriamo di personalizzarla con due widget.

    I widget sono mini applicazioni che possono essere inserite negli schermi per rendere disponibili funzioni specifiche e vengono selezionate direttamente dallo schermo nel quale desideriamo averle tenendo premuto il dito su una zona vuota e scegliendo l’opzione widget dalla schermata popup che appare dopo qualche secondo.

    I widget che riteniamo più utili sono l’orologio digitale con la lancetta dei secondi e l’indicazione numerica del giorno (datario) e quello che rilava e mostra automaticamente il tempo di utilizzo delle applicazioni in modo da poter programmare tempi di pausa e controllare i tempi di analisi.

    Anche la barra delle applicazioni inferiore può essere personalizzata lasciando la connessione al software di navigazione per la connessione rapida ai sistemi ECC online, Telegram per lo scambio dei dati e le impostazioni che possono essere accessibili anche trascinando il dito verticalmente.

    Alcune applicazioni come You tube possono essere tolte dalla barra di avvio rapido ma non disistallate.

    Con il medesimo schema dei widget è possibile cambiare lo sfondo e anche le impostazioni di base del display home.

    Utilizzare una foto come sfondo può essere utile per trattare a lungo il medesimo soggetto.

    Per ottimizzare questa possibilità si può inserire una foto digitale nella parte destra di uno schermo neutro nero, o rosso se intendiamo amplificare la comunicazione quantica.

    Si prepara uno sfondo neutro e si sovrappone ad esso la foto digitale del soggetto da analizzare frequentemente.

    Poi si indica come sfondo del tablet.

    Quando apriamo una finestra limitandone opportunamente l’ampiezza orizzontale avremo il risultato descritto nella pagina seguente, che ovviamente provvederemo a modificare quando il soggetto non sarà più centrale per le nostre analisi scegliendo di utilizzare uno schermo diverso.

    Se invece dobbiamo eseguire un’analisi estemporanea ad un soggetto diverso sarà sufficiente allargare la finestra collegata al sistema ECC in modo che copra l’intero schermo.

    Nota importante: la foto di sfondo è meglio sia interamente coperta quindi va evitato di posizionarla al bordo essendo meglio lasciare un piccolo bordo in modo che allargando la finestra della connessione ECC possa essere facilmente integralmente coperta.

    Una caratteristica molto interessante dei flussi quantici è che si possono riferire sia ad un soggetto singolo che a più soggetti e persino a gruppi.

    Utilizzando la foto digitale di un intera famiglia possiamo ad esempio stabilire sono tutti sani, ma se reagiscono alla matrice del raffreddore dovremo analizzarli singolarmente per scoprire chi ha o starà per avere il raffreddore tenendo conto che sarà necessario verificarli tutti singolarmente senza fermarci al primo soggetto positivo.

    L’analisi di gruppo ci dice che uno o più soggetti del gruppo sono infettati dal virus del raffreddore oppure sono tutti sani, ma nel primo caso non possiamo conoscere la situazione individuale se non attraverso analisi specifiche di ogni singolo familiare.

    La sovrapposizione limita l’analisi alla prima foto mentre affiancare più foto consente di analizzare tutto il gruppo.

    Gruppi e semigruppi

    Per analizzare gruppi numerosi il sistema più rapido è quello basato sulla semidivisione.

    Dan Brown nel suo bellissimo Angeli e Demoni fa procedere alla ricerca della bomba un settore alla volta per esigenze narrative lasciando ai protagonisti tutto il tempo di agire mentre una ricerca basata sulla semidivisione avrebbe fatto trovare molto prima l’ordigno.

    Ad esempio immaginiamo che un gruppo sia positivo al raffreddore perché una persona lo è.

    Invece di analizzare in sequenza tutti dividiamo le persone in due gruppi approssimativamente a metà (non occorre essere precisi) e misuriamo la prima metà: se l’analisi è positiva possiamo scartare gli altri e procedere con loro dividendoli ancora a metà per selezionare il gruppo reattivo scartando gli altri sino a far rimanere solo due persone fra le quali possiamo individuare facilmente il soggetto positivo.

    I vantaggi sono evidenti procedendo alla cieca con un analisi alla volta statisticamente troveremo il soggetto dopo aver eseguito fra le 40 e le 70 analisi per un gruppo di 100 persone. Ma è sempre possibile che il soggetto cercato si addirittura l’ultimo individuabile alla 100a analisi.

    Con il sistema della semidivisione potremo analizzare:

    1. Un gruppo scelto a caso di 50 scartando il gruppo negativo
    2. poi sceglierne 25 e scartare il gruppo negativo
    3. quindi ripetere l’operazione con 12
    4. per passare a 6
    5. scendere a 3
    6. e infine nel caso peggiore ne escludiamo ancora 1
    7. e selezioniamo quello giusto fra gli ultimi due rimasti.

    In pratica con solo 7 analisi otteniamo il risultato che in media viene raggiunto dopo 60 tentativi.

    Questo sistema di analisi può essere utilizzato anche quando ci sono più soggetti positivi nel gruppo iniziale scartando progressivamente quelli negativi.

    Le impostazioni rapide

    Scorrendo verso il basso dal lato superiore dello schermo si accede alle selezioni rapide che consentono di amministrare il tablet.

    In alto a sinistra è disponibile la funzione ricerca se dobbiamo trovarne una specifica altrimenti le troviamo divise per argomenti nella colonna a sinistra e specificate in dettaglio sulla destra.

    La prima cosa da fare è cercare aggiornamenti che Android rende periodicamente disponibili per il sistema (sono importantissimi ma poco frequenti), di sicurezza (altrettanto importanti più frequenti possono essere rilasciati anche a distanza di qualche mese e vanno applicati subito) e per le applicazioni (sono quelli meno critici).

    Tutti gli aggiornamenti vengono eseguiti dopo un specifico download che presuppone di essere connessi ad una rete sicura, alcuni sono immediatamente operativi mentre altri richiedono un riavvio e possono anche resettare alcune impostazioni personali.

    La sezione Rete e internet consente di attivare/disattivare il Wi-Fi scegliendo la rete alla quale collegarci fra quelle disponibili elencate oltre a molte altre opzioni.

    Normalmente è poco saggio utilizzare reti pubbliche ma quando viene usata solo la connessione al sistema ECC possiamo utilizzare qualsiasi rete perché la connessione avviene ad un livello, quello quantico, impossibile da interpretare e intercettare anche per il miglior kacker del mondo.

    Naturalmente in caso di collegamento ad una rete potenzialmente non sicura sarà bene limitarsi ai collegamenti ECC evitando ogni altro accesso.

    Quando esiste una connessione Wi-Fi non sicura disattivarla prima di utilizzare periferiche bluetooth come la tastiera fornita e lo smartwatch con i sensori corporei per l’operatore.

    Uso del tablet dedicato con i sistemi ECC

    L’utilizzo più efficace del tablet dedicato ai sistemi ECC è sfruttando un piano di lavoro posto di fronte al soggetto delle analisi con il display quasi verticale.

    Il tablet viene collegato al mouse o alla tastiera che servono alla mano sinistra o non dominante a selezionare il programma quantico desiderato mentre la mano dominante gestisce il tensore.

    Utilizzando il tablet del kit è anche possibile sfruttando la configurazione con 8 processori, l’ampia memoria e Android 14 usare il multitasking per avere sul display contemporaneamente la macchina ECC e la foto elettronica del soggetto.

    In questo caso possiamo utilizzare il tensore vicino al display in modo pratico e comodo.

    Android offre già da qualche anno (Android versione 12 e successive) la funzionalità nativa di multitasking con split view.

    Questa funzione è sempre più interessante con la diffusione dei dispositivi con schermi di grandi dimensioni Google sembra avere molte altre novità in serbo per la nuova versione del sistema operativo, Android 14 molto attenta alle funzioni multitasking, che migliorano e semplificano l’esperienza dell’utente con il proprio dispositivo Android.o altri file da un’app all’altra.

    Il tablet per ECC integra Android 14 la nuova versione stabile del sistema operativo mobile di Google molto attenta alle funzioni multitasking, che migliorano e semplificano l’esperienza dell’operatore ECC.

    App Pair consente di lanciare due applicazioni contemporaneamente in modalità split-screen, offrendo un’esperienza di multitasking più comoda ed è presente un flag (interruttore software presente nel launcher) che abilita l’opzione salva coppia di app, nel menu contestuale a schermo diviso nella vista App recenti che consente di avviare direttamente due app in modalità split-screen (schermo diviso).

    La funzionalità split-view è già presente su Android da qualche anno ma i grandi display dei tablet consentono finalmente di eseguire due app affiancate in modo più comodo ed efficiente.

    Negli ultimi anni, Apple ha cercato di colmare il gap tra il proprio sistema operativo mobile e quello di Google per la funzionalità multitasking, ma Android 14 ha reso di nuovo inarrivabile il sistema di Google per la casa della mela.



    Processore Octa-Core 1,8 GHz

    Il processore octa-core gestisce con facilità applicazioni multiple e operazioni di produttività. Garantisce un’interfaccia sempre fluida e tempi di avvio delle app ridotti.

    Durante il passaggio rapido tra sei app aperte, non abbiamo riscontrato rallentamenti.

    Memoria e Archiviazione Espandibili

    Con 20 Gb di RAM e 128 Gb di storage interno, il tablet evita i rallentamenti tipici da memoria piena.

    Lo slot microSD/TF supporta fino a 1 TB, rendendo il dispositivo adatto a chi archivia film, ebook e documenti di lavoro.

    Abbiamo caricato 200 GB di video 4K senza colli di bottiglia.

    Display IPS da 10,1″

    Lo schermo IPS da 10,1″ con risoluzione 1280×800 offre colori vividi e buona nitidezza per lettura e streaming.

    Un display IPS acronimo inglese di In-Plane Switching è un tipo di schermo LCD che offre una migliore riproduzione dei colori e angoli di visione più ampi rispetto a quello standard LCD tipo TN (Twisted Nematic).

    La tecnologia IPS utilizza le proprietà dei cristalli liquidi per produrre un’immagine più nitida e precisa, rendendolo una scelta popolare per monitor, computer portatili e schermi di smartphone perché offre maggiore accuratezza dei colori con una gamma di colori più ampia e una migliore riproduzione dei colori stessi rispetto agli schermi LCD tipo TN.

    Gli schermi IPS offrono angoli di visione più ampi mostrando le immagini prive di sfarfallio o cambiamento di colore anche da angoli diversi e non soltanto nella posizione perpendicolare allo schermo con una migliore qualità generale dell’immagine e una finitura anti-riflesso che consente una buona leggibilità anche in esterno in piena luce.

    Batteria da 6000 mAh

    La capacità elevata consente fino a 5 ore di schermo attivo in uso intenso e oltre 9 ore in uso come sistema ECC in multitasking.

    Grazie al Type-C la ricarica raggiunge il 50% in circa 1 ora, riducendo i tempi di inattività.

    Durante una giornata di utilizzo, non abbiamo mai cercato una presa di corrente.

    La fotocamera posteriore principale dispone di sistema flash affatto comune per i tablet.

    La sezione audio offre due altoparlanti separati, un sistema surround integrato e il jack da 3.5 mm standard per le cuffie o altoparlanti esterni.

    Il processore del tablet Allwinner A523

    Allwinner A523 è un processore basato su ARM molto utilizzato per smartphone e tablet.

    Il processore a otto core è stato presentato ufficialmente nel 2023 ed è in produzione dal 2024.

    È composto da due cluster quad-core, ciascuno composto da 4 core Cortex-A55.

    Il cluster quad più veloce funziona a una frequenza di clock fino a 1,8 GHz e offre 128 KB di cache L2 per ogni core A55, mentre il secondo cluster funziona fino a 1,4 GHz e offre solo 64 KB di cache L2 per core.

    L’ARM Mali-G57 MC1 è utilizzato come unità grafica, supporta OpenGL 3.2, Vulkan 1.0 e OpenCL 2.0 e integra anche una PMU XuanTie E906 RISC-V.

    Il SoC, System-on-a-Chip è un processore costituito da un sistema che integra vari componenti informatici, come CPU, GPU e memoria, in un unico dispositivo.

    Allwinner può controllare fino a 4 Gb di RAM e la memoria flash eMMC 5.1. Oltre a PCIe 2.1, sono supportate anche USB 3.1 Gen. 1 e Gigabit Ethernet come interfacce.

    Il sistema comprende anche un decoder video H264/H265 (fino a 4K a 60 fotogrammi al secondo) e un encoder H264 (fino a 4K a 25 fotogrammi al secondo).

    L’integrazione dei componenti in un sistema unico fornisce prestazioni più elevate e maggiore reattività rispetto ai componenti discreti.

    L’Allwinner A523 è prodotto con una larghezza di struttura di 22 nm che permette bassi consumi energetici e riscaldamento dei componenti contenuto anche con carichi di lavoro importanti.

    Nome in codice Cortex-A55

    Clock Rate 480 – 1800 MHz

    Level 1 Cache 512 KB

    Level 2 Cache 768 KB

    Level 3 Cache 1 MB

    Numero di Cores / Threads 8 / 8

    4 x 1.8 GHz ARM Cortex-A55

    4 x 1.4 GHz ARM Cortex-A55

    Tecnologia del produttore 22 nm

    Caratteristiche: H.264 4K25 Encoding, 4K30 decoding, H.265 4K60 decoding, 32 Bit LPDDR4x memory controller, SD 3.0 / eMMC 5.1, Trustzone, Secure Boot, Security ID, USB 3.1, PCIe 2.1, RISC-V 200 MHz

    GPU ARM Mali-G57 MP1

    64 Bit Supporto 64 Bit

    Architectura ARM

    Pacchetto Accessori

    C ustodia, tastiera bluetooth, mouse wireless e adattatore OTG trasformano il tablet in un mini-laptop leggero e pratico.

    La tastiera è leggera ma reattiva e il mouse preciso nei click.

    Una confezione sorprendentemente ricca di accessori: custodia protettiva, pellicola protettiva per lo schermo pretagliata, tastiera bluetooth, mouse wireless, adattatore OTG e caricatore rapido USB Type-C.

    Il tablet pesa 450 g e la scocca in metallo restituisce una sensazione di solidità non comune.

    Il setup iniziale è stato rapido con Android 14 che si è avviato in pochi secondi, il riconoscimento facciale ha richiesto meno di 10 s per configurarsi e il Play Store era già pronto all’uso. L’interfaccia è risultata reattiva e priva di app invasive di terze parti.

    In ambienti luminosi lo schermo IPS ha mostrato colori naturali, ma gli angoli di visione più estremi evidenziano qualche leggera perdita di contrasto.

    Nell’utilizzo come sistema ECC il processore octa-core è stato perfetto e iI multi-tasking resta fluido anche con più app aperte contemporaneamente.

    La manutenzione è semplice: gli aggiornamenti di sicurezza sono stati rilasciati via OTA senza intoppi e, nonostante qualche crash sporadico dopo settimane di utilizzo la stabilità generale è sempre elevata.

    Valutazione sintetica

    ✔ Prestazioni elevate

    ✔ Dotazione accessori completa

    ✔ Espandibilità di memoria fino a 1 TB

    ✔ Facilità di configurazione e uso.

    ✔ Durata batteria interna senza problemi con i sistemi ECC

    ✖ Assenza di slot SIM.

    Le opinioni dei ricercatori confermano la versatilità del tablet, con elogi per la dotazione di accessori in particolare per la tastiera reattiva, il mouse preciso e soprattutto l’OTG che è stato molto apprezzato da tutti. Nel complesso un dispositivo solido e reattivo con i sistemi ECC.

    Android 14

    Android versione 14 è il più recente sistema operativo stabile rilasciato da Google per i tablet.

    È stato dotato di notevoli miglioramenti anche rispetto alla versione 13.

    Riesce ad essere più veloce del 25% nella gestione del software e un sistema di precaricamento gestito interamente dalla sua intelligenza artificiale integrata riduce i tempi di caricamento del 23%.

    Android 14 è in grado di gestire schermi di sicurezza e tecnologie di collegamento criptati e comprende il riconoscimento molto efficiente del viso in 3D per mantenere al sicuro i dati archiviati disponibili esclusivamente per il suo possessore.

    Dispone di sistemi copia e incolla potenziati e una gestione avanzata delle dimensioni dei caratteri dello schermo con ampie possibilità di personalizzazione.

    L’importanza dei colori

    Nella fisica quantistica anche i colori assumono importanza particolare e dobbiamo quindi tenerne conto durante l’uso dei Sistemi ECC.

    I colori presenti al momento di una analisi possono influenzare l’analisi stessa e quindi dobbiamo sempre tenerne conto.

    L’Operatore deve quindi sempre analizzare l’ambiente entro il quale opera e tener conto delle influenze di eventuali colori o macchie estese colorate.

    Il colore verde viene considerato neutro è per lo più ininfluente.

    Il giallo invece è in grado di amplificare gli effetti prodotti dai sistemi ECC.

    L’arancione velocizza le analisi ancora di più sino ad arrivare al rosso acceso che rende al massimo l’amplificazione delle prestazioni e migliora la sensibilità della strumentazione.

    Un esempio è il tablet dedicato che viene fornito possibilmente in colore rosso.

    Il blu possiede un comportamento coprente quindi è più difficile analizzare soggetti vestiti con abiti blu, anche i toni azzurri e celesti sono protettivi o coprenti mentre il bianco e il nero sono sostanzialmente neutri anche se riflettono o assorbono la luce.

    Il cielo sereno di mezzogiorno ricopre il nostro pianeta con un colore protettivo che blocca le radiazioni ultraviolette di tipo C estremamente dannose in quanto in grado di spezzare i legami dei cromosomi.

    L’Operratore deve tenere conto anche degli effetti delle superfici riflettenti vicine che sono sempre poco prevedibili quindi durante le analisi ECC è bene rimanere lontani da specchi, vetri e superfici riflettenti di qualsiasi natura, metalli inclusi.

    Come detto il cielo azzurro ci protegge dalle radiazioni solari che senza l’atmosfera a fare da filtro ci distruggerebbero perché alcune frequenze di radiazioni ultraviolette sono in grado di rompere i legami del DNA e dell’RNA.

    L’acido desossiribonucleico per l’uomo e gli animali e quello ribonucleico per molti microrganismi contengono il progetto completo dell’organismo associato ad essi, costituiscono nel loro insieme il genoma che gestisce la vita.

    Quando il DNA o l’RNA, o più esattamente le loro catene si spezzano la vita cessa.

    Noi sfruttiamo questa caratteristica per sanificare gli ambienti con la luce UV tipo C che normalmente viene filtrata dall’atmosfera e non raggiunge la superficie del nostro pianeta.

    Le lampade a led in grado di emettere tale luce vanno montate su un supporto privo di paralume al centro della stanza e, molto opportunamente dispongono di un portalampade comandato a distanza da un telecomando e sono dotate di accensione ritardata e spegnimento automatico programmabile.

    Ponendo una di queste lampade, anche di potenza modesta, poche decine di watt di emissione luminosa al centro della stanza di medie dimensioni, dopo aver oscurato le finestre e spostato fuori dalla stanza eventuali piante ornamentali, si verifica con estrema attenzione che non ci siano animali domestici, magari nascosti, e si avvertono tutti della procedura di disinfestazione.

    A questo punto dopo essere usciti dalla stanza e aver chiuso a chiave la porta (portando via la chiave per avere la certezza che nessuno possa entrare a lampada accesa) si accende la lampada con il telecomando lasciandola agire per circa un ora.

    Se la stanza è molto grande è possibile spostare la lampada in un altra posizione per essere certi di non lasciare zone scarsamente illuminate e quindi insufficientemente disinfestate.

    Tra un’accensione e la successiva è opportuno fare riposare la lampada per un intervallo simile a quello di accensione.

    Al termine della disinfestazione con le radiazioni UVC killer insetti, funghi, muffe, acari e simili sopravviveranno ancora per qualche ora prima di essere sterminati.

    Naturalmente l’eventuale muffa rimarrà anche se non più vitale e dovrà essere pulita con un panno leggermente inumidito di varechina o ipoclorito di sodio auto prodotto.

    Una lampada germicida UVC da 40 watt possiede un raggio d’azione efficace di circa 4 metri sufficiente a disinfestare una stanza di medie dimensioni ponendola al centro.

    Stiamo parlando di luce quindi dobbiamo essere certi che non ci siano zone d’ombra importanti che non sarebbero sanificate in quanto non raggiunte dalla luce UVC.

    Punti critici sono quelli oscurati da letti, divani e mobilio, mentre gli armadi possono essere convenientemente lasciati aperti.

    Le radiazioni germicide agiscono in tempi brevi generalmente un ora quindi non dobbiamo temere scoloriture dovute alla luce.

    A

    ambienti di dimensioni maggiori possono essere disinfestati spostando opportunamente la lampada per accensioni successive oppure utilizzando più lampade contemporaneamente.

    La disinfestazione con lampade germicide è una pratica veloce e di assoluta efficacia ma è bene ricordare che una esposizione anche breve genera danni irreversibili al DNA di persone, animali e piante quindi deve essere eseguita con particolare cura e attenzione nella sicurezza che non ci siano e non possano accedere al locale, durante la disinfestazione, piante / animali / persone.

    Oscurare le finestre permette di creare un ambiente chiuso e chiudere la porta a chiave mantenendola inaccessibile per tutto il processo è una precauzione non rinunciabile.

    Questo tipo di disinfestazione, naturalmente, deve essere seguita e condotta da adulti responsabili che debbono controllare il processo senza interruzione e responsabilmente.

    La differenza fra analisi e diagnosi

    I sistemi ECC NON curano e non eseguono diagnosi ma solo ed esclusivamente analisi strumentali.

    La diagnosi è una valutazione soggettiva del medico basata sulle proprie conoscenze ed esperienze e solo un medico può eseguire una diagnosi che fornisce valutazioni personali e approssimative.

    Le analisi, al contrario, sono valutazioni oggettive basate su misure strumentali certe se correttamente eseguite che forniscono indicazioni determinanti al medico per interventi mirati e perfettamente centrati sul problema che viene esattamente identificato.

    Sarebbe come dire che un paziente che entra in uno studio ambulatoriale viene valutato dal medico che, in base alla sua esperienza, ne valuta il peso corporeo diagnosticandolo come pari a 60 Kg: si tratta quindi di una diagnosi che il medico esegue e che è naturalmente affetta da errori e incertezze e che non potrà mai essere paragonata per precisione all’analisi strumentale che viene eseguita facendo salire il paziente su una bilancia che ne rivela il peso in modo assolutamente esatto anche con la precisione di un grammo.

    In questo esempio troviamo la differenza sostanziale tra la valutazione personale del medico (diagnosi) e la misura esatta e non discutibile di un semplice strumento di misura come la bilancia che esegue una analisi strumentale esatta.

    Attualmente i medici cercano di avvalersi e appoggiarsi alle indagini di laboratorio per ottenere maggiori informazioni prima di emettere le loro diagnosi: purtroppo nella maggior parte dei casi si tratta di analisi indirette che forniscono indizi più che certezze.

    Al contrario le analisi ECC sono in grado di valutare con esattezza l’esistenza o meno delle esatte condizioni patologiche fornendo delle basi prive di errore per diagnosi mirate e certe.

    Si tratta di una differenza abissale, mentre nel primo caso il medico valutando i sintomi emette la sua diagnosi valutando o meno se il soggetto è affetto dal raffreddore, nel secondo caso le analisi ECC stabiliscono senza ombra di dubbio se il paziente ha contratto oppure no il raffreddore.

    Dal punto di vista giuridico solo il medico può emettere una diagnosi ma tutti possono utilizzare uno strumento di misura a patto che ne sia conosciuto il funzionamento e che sia disponibile un manuale per l’uso come richiesto dalle norme.

    Anche se sotto il profilo legale tutti possono utilizzare un sistema ECC, i medici possiedono grandi vantaggi nel loro impiego.

    Il sistema ECC è basato sul confronto e il suo uso rende necessario selezionare la matrice di riferimento per valutare se l’agente patogeno o la patologia relativi sono presenti nel soggetto.

    Al momento i laboratori scientifici dell’università hanno elaborato oltre 140.000 matrici ECC ed è ovviamente impossibile confrontarle tutte in sequenza perché anche dedicando 15 secondi ad ogni confronto e agendo senza alcuna interruzione, cosa praticamente impossibile, si potrebbero eseguire 4 confronti al minuto, quindi 4 x 60 = 240 confronti in un ora, 240 x 24 = 5760 al giorno e si renderebbero necessari circa 23 giorni di attività ininterrotta senza soste per dormire, mangiare o bere per un impossibile confronto.

    Il medico può, invece, raccogliere i sintomi dalla descrizione del paziente ed indirizzare la sua ricerca restringendo opportunamente il campo con enorme vantaggio.

    I vantaggi della struttura ad albero

    Parallelamente i programmi quantici dei sistemi ECC sono raggruppati in sotto sistemi utilizzando strutture ad albero.

    L’operatore valuta il sistema organico interessato dal problema che potrebbe, a titolo di esempio, essere quello muscolo scheletrico, poi prosegue cercando di determinare il sotto sistema affetto dalla patologia: ossa, muscoli, tendini, legamenti, nervi, microcircolo ecc. e una volta trovato il gruppo che reagisce può approfondire ulteriormente la ricerca nei sotto insiemi specifici sino a trovare la causa del problema.

    Ogni passaggio deve essere seguito con estrema cura in quanto un errore nei passaggi intermedi causerebbe conseguenze negative a cascata.

    Se l’operatore sta investigando su presunte intolleranze alimentari sarà necessario testare tutti i gruppi perché potrebbero rivelarsi reattivi anche alimenti appartenenti a due o più gruppi.

    Nella fase successiva l’operatore valuta la positività di ogni alimento appartenente ai gruppi reattivi per determinare quale o quali alimenti sono rifiutati dal soggetto che ne dimostra intolleranza.

    Anche qui oscillazioni ampie del tensore indicano intolleranze decise mentre oscillazioni appena accennate sono legate ad intolleranze allo stato iniziale oppure meno importanti.

    Il caso di allergie e intolleranze è particolare in quanto deriva da una marcatura errata del sistema immunitario che classifica elementi non pericolosi come tali.

    Una volta che il genoma ha riconosciuto l’errore in pochi giorni tutto ritorna normale ma, anche in questo caso i sistemi ECC non curano ma si limitano a catturare l’attenzione del genoma che si occupa, in modi e tempi suoi, di ripristinare le condizioni normali quindi anche se l’impressione è diversa anche in questi casi i sistemi ECC non intervengono e non forniscono alcun tipo di cura.



    ESEMPIO DI PROTOCOLLO D’USO DI STRUTTURA AD ALBERO PER LE INTOLLERANZE ALIMENTARI

    Dovendo occuparsi di intolleranze alimentari l’Operatore inizia la sua indagine con il programma generale che stabilisce se il soggetto che viene esaminato possiede intolleranze.

    Per essere certi che non ci siano possibilità di errore viene utilizzato il protocollo completo cioè viene analizzato se il soggetto possiede intolleranze alimentari e anche la situazione opposta.

    Come sempre solo una delle due indagini opposte può risultare positiva mentre l’altra deve essere negativa.

    Nel caso che entrambi i programmi forniscano il medesimo risultato l’Operatore deve fermarsi e terminare per quel giorno la sessione di lavoro.

    Se il soggetto non presenta alcuna intolleranza l’analisi termina con il più soddisfacente dei risultati, mentre in caso contrario l’Operatore deve trovare le intolleranze specifiche tra tutte quelle possibili.

    La struttura ad albero facilità la ricerca con l’Operatore che può inizialmente testare i macrogruppi per individuare quelli reattivi.

    Completata la verifica sui macrogruppi l’Operatore ritorna su quelli che hanno fornito riscontro positivo che vanno analizzati in dettaglio per scoprire le singole intolleranze eventuali.

    Ad esempio se l’Operatore ha individuato una corrispondenza ai formaggi dovrà analizzare l’intero sottogruppo dei formaggi per scoprire in dettaglio quali di essi creano intolleranza al paziente.

    Un’intolleranza alimentare

    è una reazione non immunitaria dell’organismo a un alimento o a un componente di esso.
    A differenza delle allergie, non coinvolge il sistema immunitario e non causa reazioni immediate e potenzialmente gravi come l’anafilassi.



    Un’intolleranza alimentare è una reazione non immunitaria dell’organismo a un alimento o a un componente di esso.
    A differenza delle allergie, non coinvolge il sistema immunitario e non causa reazioni immediate e potenzialmente gravi come l’anafilassi.

    Le cause più comuni sono delle intolleranze derivano dalla carenza di un enzima. Ad esempio chi non riesce a produrre l’enzima lattasi sviluppa intolleranza agli alimenti che contengono lattosio perché l’organismo non riesce a digerire questa sostanza.

    Il problema delle intolleranze risiede nel fatto che i sintomi si manifestano anche molte ore dopo l’assunzione della sostanza e questo rende più difficile valutare la causa di disagi, gonfiori, nausee e simili.

    A differenza delle allergie le intolleranze non causano: orticaria, gonfiore delle labbra, shock anafilattico ma generano problemi complessi di assorbimento intestinale.

    Le intolleranze più comuni sono quelle al lattosio, al fruttosio e all’istamina e reazioni a additivi come solfiti, nitriti, coloranti, dolcificanti, caffeina.

    AL TERMINE PRESENTARE I DATI RACCOLTI IN MODO CHIARO

    COMPLETATI DALLE INDICAZIONI SU PAZIENTE, MEDICO CURANTE, DATA E OGNI ALTRO ELEMENTO UTILE PER LE TERAPIE SUCCESSIVE SE NECESSARIE CHE IL MEDICO CURANTE STABILIRÀ

    NOTA: I SISTEMI ECC FORNISCONO ANALISI ACCURATE MA NON INDICAZIONI TERAPEUTICHE CHE SOLO UN MEDICO ABILITATO PUÒ SUGGERIRE

    I campi coerenti

    Abbiamo spesso parlato di campi coerenti:si tratta di domini costituiti da insiemi di elementi che possiedono caratteristiche comuni e reagiscono nel medesimo modo quando vengono sollecitati.

    La particolarità quantistica dei campi coerenti risiede nel fatto che tutti gli elementi si comportano in modo uniforme e se cambiano alcune caratteristiche di un elemento il cambiamento si riflette in tutti gli altri elementi.

    Il corpo biologico è un campo coerente e questo significa che un analisi strumentale diretta ad una cellula del corpo è come se fosse indirizzata a tutto il corpo nel suo complesso.

    In realtà ogni organismo biologico costituisce un sistema estremamente articolato e ogni organo e ogni porzione rilevante costituisce un campo coerente di livello inferiore.

    Questo significa che possiamo, durante le analisi ECC, riferirci a tutto il corpo nel suo insieme oppure ad un singolo organo o ad un qualunque altro sottoinsieme corporeo.

    Gli scienziati cinesi hanno recentemente dimostrato che i campi coerenti non sono penalizzati dalla distanza fra i loro elementi e in vari esperimenti hanno ottenuto elementi dello stesso campo coerente che reagiscono allo stesso modo anche separati da distanze fisiche enormi: in un esperimento particelle in un laboratorio hanno dimostrato di essere correlate a quelle disposte su un satellite in orbita a 240.000 Km di distanza dalla Terra.

    I nostri scienziati hanno sfruttato questa caratteristica per analizzare a distanza con pieno successo soggetti sino in Brasile, Messico, Australia e Nuova Zelanda con esperimenti verificati, diretti e certificati da società internazionali e anche da autorità governative condotti sino ad oltre 10.000 Km di distanza.

    In alcuni esperimenti sono stati analizzati per la positività al Covid-19 pazienti di un ospedale statale brasiliano collegati ad un laboratorio dell’università in Italia ad oltre 9.000 Km di distanza tramite video conferenza mentre i soggetti venivano sottoposti a prelievi di sangue per analisi molecolari effettuate direttamente in ospedale.

    L’intero esperimento è stato verificato dalla società internazionale che lo ha proposto con l’impiego di proprio personale terzo e indipendente.

    I responsi immediati dei sistemi ECC sono stati confrontati con le analisi di laboratorio che hanno richiesto molte ore e la rispondenza ha superato subito il 96% dei casi.

    La differenza, pur minima, derivava dalla maggiore sensibilità delle analisi ECC in grado di rilevare anche concentrazioni minime del virus Covid-19 nell’organismo che le analisi del sangue non erano in grado di rilevare.

    Questa possibilità, derivante dalla differenza di sensibilità e accuratezza fra analisi ECC ed ordinarie, era stata prevista dai ricercatori che avevano chiesto preventivamente di ripetere in questi casi le analisi di laboratorio con nuovi prelievi dopo 48 ore.

    Questa possibilità non è stata però utilizzata in quanto il secondo giorno i soggetti positivi per i sistemi ECC ma falsi negativi per le analisi molecolari presentavano già tutti i più evidenti sintomi del Covid-19 portando la corrispondenza fra i risultati delle analisi ECC e quelle molecolari ordinarie di laboratorio al 100%.

    Questi esperimenti hanno certificato l’estrema sensibilità delle analisi ECC in grado di rilevare anche concentrazioni minime del virus e la rapidità di esecuzione che ha fornito risultati immediati in confronto a quelle molecolari che hanno richiesto molte ore di lavoro in laboratorio, l’impegno dei tecnici, l’uso di reagenti e materiale di consumo, ecc.

    Un altra differenza notevole è quindi nei costi con le analisi ECC estremamente economiche che forniscono risultati in tempo reale con il solo impegno di un Operatore..

    Le analisi ECC non necessitano neppure di spostamenti del paziente o del personale che può effettuare anche analisi in remoto senza contatti e quindi in piena sicurezza senza possibilità di proliferazione o contagio indesiderati.

  • 12 I valori normali per l’operatore efficiente

    Lo smartwatch dedicato alla salute è un sofisticato misuratore di parametri vitali che può aiutarci a mantenerci nella migliore forma possibile.

    Movimento

    Il primo dato ad apparire è il numero di passi per il quale nelle impostazioni dell’applicazione è possibile fissare un obiettivo giornaliero che cercheremo di rispettare.

    Il numero di passi al giorno raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per mantenersi in forma e in salute è circa 10.000.

    Tuttavia, alcuni studi suggeriscono che anche 6.000-8.000 passi possono essere sufficienti per ottenere benefici significativi.

    Camminare aiuta a prevenire l’aumento di peso, riduce il rischio di malattie cardiocircolatorie e migliora il benessere generale e anche se non si raggiungono 10.000 passi, qualsiasi attività fisica che aumenti il movimento giornaliero è utile.

    Chi lavora troppo al computer potrebbe attivare l’allarme sedentarietà: un promemoria che ad intervalli determinati, in genere di una o due ore, ci ricorda di alzarci dalla postazione e sgranchirci le gambe.

    Lavorare troppo al computer significa creare stress per gli occhi, la schiena, il collo e naturalmente la mente. Sono tutte indicazioni sicure e adatte all’uso quotidiano.


    Per ridurre la fatica agli occhi risulta efficace distogliere gli ochi ogni 20 minuti guardando qualcosa posto a 6 metri di distanza pe almenor 20 secondi.

    Lo schermo del computer deve essere regolato con una luminosità corretta circa uguale a quella dell’ambiente.utilizzando un buon contrasto e del testo di dimensioni sufficienti a non sforzare gli occhiche devono fissare il monitor da 50/70 cm di distanza.


    Molto importante è utilizzare una sedia adeguata e regolabile per ridurre la fatica posturale cioè al collo, alle spalle e alla schiena.

    I piedi devono essere ben appoggiati e le ginocchia piegate a 90°, lo schermo non deve mai essere posto lateralmente per evitare il torcicollo; gli avambracci vanno tenuti appoggiati e la schiena non protesa in avanti.

    I polsi devono essere mantenuti diritti e mai piegati in alto, la tastiera va disposta vicino e il mouse deve essere con un impugnatura ergonomica e confortevole.


    Ogni ora è importante eseguire movimenti con il collo, le spalle e fare qualche passo evitando di lavorare troppo a lungo senza cambiare posizione.


    Un ambiente confortevole possiede una temperatura non troppo alta (22–24°C), non ha luci dirette negli occhi o sullo schermo e non è rumoroso.

    La Tecnica Pomodoro

    è un metodo semplice e molto efficace per migliorare concentrazione e produttività, riducendo la fatica mentale.

    È adatta per studio, lavoro al computer, programmazione e attività creative.

    prende il nome dalla forma a pomodoro del timer da cucina che va impostato su 25 minuti intervallo che viene definito pomodoro.

    Dopo aver impostato il timer a 25 minuti si lavora senza interruzioni per poi concedersi una pausa di 5 minuti e dopo 2 ore una pausa lunga da circa mezz’ora.

    Questa tecnica funziona aumentando la localizzazione attraverso la limitazione del tempo a 25 minuti con le pause regolari che riducono affaticamento mentale e stress, evitando distrazioni mantiene il cervello fresco e costante nel rendimento.


    Questa tecnica può essere migliorata tenendo a disposizione un foglio o un app per annotare le distrazioni che ti vengono in mente: ci penserai dopo la sessione.

    Se qualcuno ti interrompe, decidi se “riavviare” il Pomodoro o segnarlo come interrotto.

    MET

    La sezione sport dello smartwatch è in grado di monitorare efficacemente oltre 100 tipologie di attività fisica compresa anche la cyclette e il tapiroulant e trasforma il movimento in kcal bruciate.

    Ma un eccellente parametro di confronto utilizzato in cardiologia è il MET acronimo di Metabolic Equivalent of Task, cioè Equivalente Metabolico dell’attività.

    Il parametro MET indica l’intensità di un’attività fisica rispetto al riposo, basandosi sul consumo di ossigeno che il corpo richiede nelle diverse situazioni.

    1 MET infatti corrisponde al consumo di ossigeno di una persona a riposo e vale circa 3.5 ml di ossigeno per Kg di peso corporeo al minuto quindi un’attività che richiede 3 MET consuma il triplo dell’ossigeno rispetto a quello consumato in condizioni di riposo.

    Il MET valuta l’intensità dell’attività fisica stimando il dispendio energetico: quindi rappresenta un importante valutazione funzionale per prescrivere esercizi fisici adatti alle condizioni cardiopatiche ma non solo.

    Una persona di 70 kg che cammina a passo sostenuto consuma circa 6 MET cioè 6 volte l’energia che consumerebbe a riposo e 6 volte il suo consumo basale di ossigeno, il MET monitora i progressi nel tempo e per il cardiopatico definisce il grado di funzionalità cardiaca per pianificare un programma di riabilitazione cardiovascolare adeguato.

    I MET servono a classificare un’attività come:

    • leggera (<3 MET)
    • moderata (3–6 MET)
    • vigorosa (>6 MET)

    Il MET ci consente di valutare come un’attività fisica vigorosa anche camminare a passo sostenuto.

    Sonno

    Impostando i dati del ciclo di riposo e mantenendo al polso acceso l’orologio durante il riposo notturno questo provvederà a registrare i cicli di sonno distinguendoli in sonno leggero e profondo.

    Un operatore ben riposato dovrebbe dormire circa 7 ore ogni notte con cicli alternati leggeri e profondi, senza apnee notturne e con uno o due pause al massimo per i bisogni fisiologici.

    L’applicazione riporta anche suggerimenti per migliorare la qualità del riposo notturno che dipende naturalmente anche dalla quota di esercizio fisico giornaliero.

    Il sonno ideale infatti non è identico per tutti, ma dipende da età, stile di vita e fisiologia. Tuttavia esistono linee guida molto chiare su quanto dormire, come dormire e cosa rende il sonno davvero ristoratore.


    Le raccomandazioni più condivise prevedono circa 10 per gli adolescenti che si riducono a 7/9 ore a notte dopo il diciottesimo anno e diminuendo ancora di un ora superati i 65 anni.

    Non conta solo la quantità, ma anche la qualità.del sonno ideale che deve essere continuo cioè con poche interruzioni notturne. Anche 8 ore “a pezzi” valgono meno di 7 ore di sonno continuo.

    Il sonno migliore è quello regolare perché andare a dormire e svegliarsi più o meno alla stessa ora stabilizza i ritmi circadiani.

    Il sonno migliore deve includere tutte le fasi:

    • sonno leggero
    • sonno profondo (rigenerazione fisica)
    • REM (memoria, emozioni)

    questo consente un riposo eccellente senza la sensazione di “pesantezza”, che permette di mantenere una buona energia durante il giorno.


    L’ambiente migliore ha una temperatura 18°C, è buio o con luce bassa e luce molto soffusa, è silenzioso e dispone di un letto comodo.

    È da evitare l’uso di dispositivi elettronici con schermo 30 minuti prima di dormire, evitare pasti eccessivi a ridosso della notte, ridurre la caffeina dal pomeriggio eseguire attività rilassanti come una doccia calda, leggere, respirare lentamente in modo regolare.


    I segnali che il tuo sonno non è ideale sono addormentarsi sempre in meno di 5 minuti che evidenza deprivazione del sonno, svegliarsi stanchi irritati r con difficoltà di concentrazione; avere spesso sonnolenza diurna, risvegli frequenti e russamento forte o pause respiratorie comprese possibile apnee.


    Frequenza cardiaca

    Viene misurata in pulsazioni al minuto in pochi secondi.

    Si può anche impostare una misurazione automatica durante la giornata e i risultati possono essere registrati nell’archivio dell’applicazione e anche visualizzati direttamente nel quadrante che è in grado di creare anche un grafico dell’andamento giornaliero.

    La frequenza cardiaca normale a riposo per un adulto sano è generalmente compresa tra 60 e 100 battiti al minuto (bpm).

    Tuttavia, questo può variare a seconda di fattori come l’età, la forma fisica e la presenza di condizioni mediche.

    La frequenza cardiaca varia in relazione alla massa organica negli organismi piccoli il metabolismo è più veloce, il cuore deve pompare sangue rapidamente e la superficie corporea è maggiore rispetto al volume, quindi disperdono calore più velocemente e il corpo deve lavorare di più per mantenersi: per questi motivi la frequenza cardiaca è inversamente proporzionale alla dimensione dell’organismo: più è piccolo, più il cuore batte veloce.

    Un topo ha una frequenza di 600 pulsazioni al minuto mentre la balena possiede un impulso ogni due minuti circa.

    La frequenza cardiaca non è influenzata dal sesso e quindi le differenze tra l’uomo e la donna sono minime e spesso inferiori alle oscillazioni biologiche personali.

    Forma fisica: Gli atleti ben allenati possono avere una frequenza cardiaca a riposo più bassa rispetto a persone meno attive. Il famoso campione ciclistico Fausto Coppi, autore di imprese memorabili per l’atletica aveva frequenze molto basse anche sotto sforzo, persino vicine a 40 bpm.

    Condizioni mediche: Alcune condizioni patologiche, come l’ipotiroidismo, possono influenzare la frequenza cardiaca.

    Emozioni: le emozioni possono aumentare la frequenza cardiaca in poco tempo.

    Sport: l’attività fisica non deve essere mai faticosa o eccessiva anche in rapporto all’età e alla condizione fisica.

    A riposo la frequenza cardiaca è inferiore inferiore a 60 bpm viene definita bradicardia mentre una superiore a 100 bpm è definita tachicardia: entrambe non sono condizioni desiderabili in particolare in caso di debolezza, affaticamento, vertigini o palpitazioni.

    Attività leggere comprendono 60/65 pulsazioni al minuto che salgono a 75/80 in caso di attività che impegnano molto il cuore e a 90/100 durante l’esercizio fisico.

    L’operatore ECC dovrebbe analizzare per vari giorni la propria frequenza in condizioni di riposo non sottoposto a stress per valutare con esattezza la propria frequenza biologica personale normale e cercare di mantenere valori prossimi alla propria media personale durante le analisi che effettua.

    ECG

    Esegue un elettrocardiogramma a due sensori in un minuto.

    Viene avviato sfiorando il tasto play (triangolo con la punta verso destra e richiede di tenere, oltre all’orologio fissato al polso (senza stringere troppo il cinturino) anche di mantenere per tutto il ciclo di misura un dito della mano destra premuto sul secondo sensore presente sul lato destro della cassa dell’orologio.

    Senza il riscontro del secondo sensore il tracciato non può essere misurato.

    Se l’orologio è ben posizionato dopo alcuni secondi il display comincerà a riportare il caratteristico grafico elettrocardiografico che dopo sessanta secondi di misure viene commentato immediatamente con segnali verdi, gialli e rossi nell’orologio per fornire indicazioni di pronto impiego e riportato estesamente nell’applicazione che analizza ogni singolo parametro fornedo percentuali di rischio per ogni singola caratteristica misurata cioè diverse decine.

    L’applicazione riporta anche, sul consueto sfondo in carta millimetrata, il grafico esattamente come un elettrocardiografo ordinario.

    Il chip ECG è quello che viene inserito nei defibrillatori è molto preciso pur se limitato a due soli canali e fornisce indicazioni estremamente utili.

    ECG è la sigla dell’elettrocardiogramma un esame semplice e non invasivo che registra l’attività elettrica del cuore.

    È uno degli strumenti più importanti per valutare la salute cardiaca attraverso la misura dei segnali elettrici generati dal cuore tramite degli elettrodi applicati sulla pelle (torace, braccia, gambe).
    Il risultato è un tracciato che mostra come i segnali si propagano nelle diverse fasi del battito cardiaco.

    Un ECG può aiutare a rilevare:

    Aritmie cioè un battito troppo veloce (tachicardia), lento (bradicardia) o irregolare; Ischemia e infarto quando mostra alterazioni caratteristiche se il muscolo cardiaco non riceve abbastanza ossigeno. Problemi nella conduzione elettrica come blocchi atrioventricolari, ritardi, sindromi della conduzione, ingrossamento delle camere cardiache, pertrofia ventricolare o atriale e anche effetti di farmaci o squilibri elettrolitici

    Il tracciato mostra onde e segmenti:

    P = attivazione degli atri

    QRS = attivazione dei ventricoli

    T = ripolarizzazione ventricolare

    Il medico valuta:

    frequenza

    ritmo

    intervalli (PR, QRS, QT)

    morfologia delle onde

    presenza di alterazioni sospette

  • 11 Il protocollo preparatorio

    L’operatore non può influire sulla misura in se stessa ma può influire e molto, sulla rapidità delle analisi che conduce.

    In pratica se il soggetto bersaglio ha il raffreddore le analisi effettuate da qualsiasi operatore diranno sempre che il soggetto è raffreddato ma un operatore esperto, non stanco e ben preparato otterrà il risultato in tempi estremamente più brevi senza esporsi alla possibilità di non vedere un esito positivo che tarda troppo a manifestarsi.

    Nella fisica quantistica l’osservatore è parte integrante del sistema e l’operatore deve sempre tenerne conto.

    Quando effettuaiamo un analisi l’analisi stessa comprende tutti i possibili risultati che solo nel momento nel quale l’operatore interviene fanno collassare la funzione sullo specifico risultato.

    L’Operatore non influisce sull’esito dell’analisi ma sulla sua reattività.

    Se stiamo effettuando analisi su un paziente allergico ai tessuti sintetici il soggetto risulterà comunque allergico alle fibre sintetiche indipendentemente dall’Operatore che ha o effettua l’analisi ma per un Operatore poo esperto o non sufficientemente reattivo il risultato che evidenzia l’allergia in questione potrebbe essere così lento a manifestarsi da risultare simile ad un risultato negativo inducendo l’Operatore in errore.

    Per evitare questo genere di problemi sono inseriti programmi di segno opposto che vanno entrambi verificati in modo da fornire un solo univoco responso.

    Ad esempio usando il test generico iniziale questo è duplice:

    il soggetto è allergico

    il soggetto non è allergico

    I due programmi sono antitetici e solo uno dei due può fornire un risultato positivo mentre l’altro deve per forza darlo negativo in quanto il soggetto non può essere contemporaneamente allergico e non allergico.

    Se entrambi i programmi forniscono la medesima risposta la reattività dell’Operatore è talmente lenta da costituire un problema che potrebbe fornire risultati positivi talmente lenti da apparire come negativi.

    Per prepararsi nel modo migliore l’operatore ha certamente bisogno di essere concentrato e riposato ma è anche opportuno che sia biologicamente efficiente cioè che abbia parametri vitali nella norma e possibilmente anche migliori.

    Di contro parametri alterati suggeriscono di non intraprendere analisi ma di rimandarle.

    Questa decisione deve essere presa oggettivamente e per farlo abbiamo bisogno della tecnologia.


    Gli smartwatch dedicati alle verifiche dei parametri corporei integrano chip derivati da quelli dei defibrillatori in grado di effettuare analisi con i loro sensori ottici, elettromagnetici e conduttivi che analizzano la risposta della pelle come i comuni saturimetri senza dover utilizzare aghi per mini prelievi ematici o altri sistemi invasivi.

    Questi sensori sono semplici da utilizzare e molto precisi nei valori che misurano.

    I chip di analisi

    Da tempo si parla spesso di defibrillatori strumenti ormai divenuti comuni che sono essenzialmente di tre tipi.

    Il defibrillatore manuale è riservato al cardiologo che decide la taratura e i parametri di intervento, la posizione delle piastre e il momento di avviare la scarica elettrica.

    Il defibrillatore manuale è un sistema complesso e difficile da usare quindi è riservato esclusivamente a cardiologi e cardio-chirurghi di provata capacità, perizia ed esperienza.

    I medici del pronto soccorso devono effettuare ogni anno un corso di due settimane per l’uso del modello manuale ma, tutti i medici preferiscono comunque far arrivare uno specialista per utilizzare il defibrillatore manuale.

    Gli altri due tipi hanno un cardiologo integrato in un chip elettronico che raccoglie i dati dei sensori, li elabora, decide cosa fare e come gestire i defibrillatori automatici che differiscono solo per una cosa: il tipo semiautomatico richiede che la scarica sia avviata manualmente per motivi di sicurezza in modo che possa essere utilizzato anche da personale meno esperto.

    Quello totalmente automatico invece gestisce autonomamente tutto compreso l’avvio della scarica elettrica e deve essere utilizzato solo da personale particolarmente esperto che, conoscendone le possibilità, si mantiene in posizione sicura senza indulgere in alcuna distrazione.

    Il chip cardiologico rappresenta la vera rivoluzione di questi sistemi, comprende la possibilità di effettuare esame elettrocardiografici (ECG) basati su due sensori e un software che può elaborare i dati, presentarli e valutarli per suggerire le migliori possibilità di intervento.

    Durante l’uso dei defibrillatori a questi chip sono demandate le funzioni principali dello strumento che sostanzialmente decide come intervenire e quando.

    I sensori ottici e questa generazione di microchip stanno rivoluzionando completamente il mercato nonostante i produttori di sensori medicali tradizionali stiano cercando di contrastare la loro ascesa e diffusione rallentandone la certificazione per poter continuare a vendere i loro prodotti ormai obsoleti e superati.

    In conclusione questi orologi integrano un gran numero di sensori biologici che forniscono in pochi secondi dati sufficientemente precisi e, in alcuni casi determinanti per conoscere lo stato personale dell’operatore.

    Uno di questi orologi viene ora inserito nel kit operatore e naturalmente si tratta del tipo più completo e dotato di tutti i sensori attualmente disponibili.

    Questo modello integra anche una funzione per guidare la respirazione nel caso l’operatore non sia reattivo per favorire un veloce e completo recupero così determinante per la reattività durante le sessioni di analisi.

    I sensori possono monitorare tutti i principali parametri vitali dell’operatore e lo schermo è AMOLED estremamente sofisticato e ad alta definizione da 1,95 pollici e 410 x 502 pixel ben visibile in ogni condizione di luce.

    Questo smartwatch unisex quindi per donna o uomo indifferentemente utilizza combinazioni di sensori ad elettrodo, conduttivi e ottici per rilevare:

    frequenza cardiaca

    ECG a 2 sensori

    glicemia intertessutale

    pressione sanguigna minima e massima

    ossigenazione del sangue

    acido urico

    colesterolo totale

    trigliceridi

    quantità di proteine ad alta densità

    quantità di proteine a bassa densità

    temperatura corporea

    temperatura superficiale della pelle

    indice di massa corporea (IMC)

    percentuale di grasso corporeo

    percentuale di massa muscolare

    percentuale di massa ossea

    fabbisogno proteico giornaliero in relazione al peso corporeo.

    Anche se viene detto che i dati forniti sono di riferimento in quanto lo smartwatch non viene venduto come dispositivo elettromedicale è sufficiente confrontarne i dati con misure effettuate in laboratorio o con altri sistemi per rilevare la loro precisione.

    In pochi secondi, al massimo un minuto per i gruppi di misure più complesse, l’operatore riceve direttamente sul quadrante i valori misurati per farsi un idea del suo stato generale,

    Lo smartwatch oltre ai sensori integra anche un software in grado di analizzare subito i dati e collegando l’orologio al telefono via bluetooth 5.3 (l’ultimo tipo e il più efficiente) e l’applicazione H-band lo smartphone può memorizzare i dati misurati dai sensori dell’orologio, archiviarli e fornire valutazioni approfondite e commentate.

    L’orologio dispone di funzioni molto interessanti per gli operatori come la valutazione emotiva, della stanchezza, dello stress e dell’affaticamento organico generale.

    Contiene anche una funzione per l’allenamento ad una corretta respirazione defatigante in grado di riallineare rapidamente la concentrazione.

    Se viene mantenuto al polso durante le ore notturne valuta l’alternarsi degli stati di sonno leggero e profondo, i risvegli e le eventuali apnee notturne.

    Un sensore di gravità molto preciso gli consente di monitorare passi, distanze percorse e calorie consumate in un centinaio di attività fisiche diverse, può creare allarmi anti sedentarietà, monitorare gli allenamenti e controllare fabbisogni e consumi energetici in relazione all’attività fisica.

    Il collegamento Bluetooth al telefono lo trasforma in un vivavoce per rispondere alle telefonate o per farne, fornisce notifiche e trasmissione dei dati stabile, permette di rispondere alle chiamate, aggiungere contatti, visualizzare lo storico delle telefonate e dei messaggi anche in collegamento con altre applicazioni notificandone il traffico e possiede una funzione SOS per chiamare i contatti di emergenza preimpostati in caso di inabilità temporanea.

    La batteria da 380 mAh, notevole per le sue dimensioni, è i bassi consumi energetici gli forniscono sino a 20 giorni di autonomia e l’impermeabilizzazione IP68 resiste a pioggia e spruzzi d’acqua consentendo persino di lavarsi le mani senza toglierlo dal polso.

    L’elettrocardiogramma a due contatti consente di valutare eventuali rischi cardiovascolari dovuti a stili di vita errati consentendo di correggerli prima di arrivare a conseguenze pericolose.

    Questi orologi sono perfetti per gli operatori, svolgono numerosissime funzioni, dispongono di centinaia di display fra cui scegliere e con un movimento del polso (calibrabile) attivano il quadrante con ora, data, previsioni meteorologiche, stato della batteria, e parametri vitali.

    Come tutti i prodotti di ultimissima generazione dispongono di comandi vocali e assistente dedicato guidato da intelligenza artificiale.

    Importante notare che la misura dei vari parametri può essere impostata su misurazioni continue ad intervalli definiti nell’arco della giornata.

    L’Holter cardiaco registra l’attività elettrica del cuore per un periodo prolungato, da 24 ore ad una settimana utilissimo per individuare anomalie che potrebbero non essere rilevate in intervalli brevi.

    Lo smartwatch può, attraverso l’applicazione, essere impostato per misurare i parametri ad intervalli determinati e realizzare misure simili all’holter classico, ma anche ricavare curve glicemiche giornaliere oppure ottenere dati ad intervalli regolari di ogni

    parametro misurabile.

    Infarto e riposo

    In senso generale, fermarsi quando si avverte un sintomo anomalo cardiologico può ridurre il rischio che un possibile infarto peggiori o si sviluppi, ma non “salva dall’infarto” nel senso di impedirlo del tutto.
    Fermarsi può aiutare perché se compaiono dolore al petto, fiato corto, sudorazione fredda, nausea, malessere improvviso, fermarsi evita di sforzare ulteriormente il cuore; permette di chiamare aiuto subito, cosa che migliora drasticamente la prognosi e cessare ogni genere di sforzo compreso camminare, correre, lavorare, evita che un’ischemia possa evolvere rapidamente in infarto grave.

    Nel caso di un’arteria coronarica che si sta occludendo, fermarsi non può certamente riaprirla e un infarto può comunque avvenire anche da fermi o a riposo.

    Tuttavia gli orologi che effettuano ECG consentono di valutare immediatamente, attraverso un semplice codice di colori (verde tutto bene, giallo attenzione, rosso situazione di potenziale pericolo imminente) i possibili rischi cardiologici.

    Se anche solo uno dei parametri è diverso dal verde allora immediatamente è necessario fermarsi, cessare ogni attività fisica e mentale e, se la situazione non rientra nei parametri normali subito chiamare aiuto qualificato.

    Questi orologi sono importantissimi perché consentono a tutti di riconoscere tempestivamente possibili situazioni che potrebbero degenerare e divenire pericolose.

    Lo smartwatch non disocclude un’arteria coronarica ma consente di riconoscere con molto anticipo quando uno sforzo fisico o mentale può degenerare in un danno patologico consentendoci di fermarci e interrompere lo sforzo che potrebbe causare danni importanti.


    Accoppiamento orologio telefono

    Viene realizzato accendendo l’orologio e stabilendo un accoppiamento bluetooth tra i sistemi.

    Quindi si avvia l’applicazione H-band attendendo che stabilisca la connessione e completi il trasferimento dei dati aggiornati, l’applicazione consente di impostare le unità di misura desiderate, inserire i dati personali e impostare le modalità di misura.

    L’orologio funziona anche da solo ma la connessione allo smartphone ne estende molto le possibilità.

    A lato abbiamo la misura della pressione minima e massima ad intervalli durante l’intera giornata eseguita in modo del tutto automatico dopo averla impostata.

    Lo sfignomanometro ordinario quando misura la pressione arteriosa comprime il braccio gonfiando il bracciale modificando il flusso sanguigno.

    Al contrario il sensore dell’orologio non è minimamente invasivo e garantisce una misurazione più accurata, normalmente più bassa di circa 10 punti che rappresentano l’effetto della compressione esterna che non viene utilizzata quindi dovremo tener conto di questa differenza valutando la misura della pressione arteriosa.

    Un aspetto non secondario è che i dati vengono subito elaborati e presentati fornendo anche commenti determinanti per la loro semplice comprensione rivelandosi spesso particolarmente utili.

    Frequentemente vengono anche associati ad un indice grafico semplice sovrapposto ad una striscia colorata che da verde diviene rossa quando vengono rilevati possibili allarmi.

    Queste valutazioni non intendono sostituirsi a quelle dei medici ma consentono al soggetto di verificare, entrando in un ambito di possibile pericolosità, di prevenire eventuali scompensi indotti da eccessivo affaticamento fisico o stress mentale.

    Possiamo paragonare l’utilità di questi sistemi all’indicatore della temperatura del circuito di raffreddamento dell’auto, quando la spia si accende ci avverte che la temperatura del liquido di raffreddamento è troppo alta ma fermandoci e facendo raffreddare il motore si evitano guai anche molto seri: come la guarnizione della testata motore bruciata, il deterioramento delle fasce dei pistoni, la rottura di manicotti e giunti del sistema di raffreddamento, ecc..

    Sarà poi il meccanico che scoprirà e risolverà il problema ma fermandoci, in virtù del tempestivo avvertimento abbiamo potuto evitare problemi gravi e costosissime riparazioni.

    Se il sistema percepisce possibili rischi possiamo fermarci e rilassarci per riportare i nostri sistemi a funzionamenti nei normali ambiti evitando pericoli maggiori prevenendoli.

    La tecnologia ci aiuta, a volte in modo determinante, ma naturalmente dobbiamo conoscerla e saperla utilizzare adeguatamente.

  • 10 Interpretazione dei movimenti complessi del tensore

    Il tensore è essenzialmente un rivelatore di flusso quindi un mezzo di comunicazione basico.

    Se selezioniamo nel sistema ECC la matrice del virus del comune raffreddore e poniamo il tensore tra il soggetto da analizzare e la nostra macchina ECC, non facciamo altro che attivare uno schema di ricerca per confronto tra la matrice ECC selezionata nella macchina e l’eventuale schema elettronico dello stesso tipo eventualmente presente nell’organismo che stiamo verificando.

    Se il tensore rimane fermo significa che la matrice selezionata nella macchina non trova alcuna corrispondenza nell’organismo biologico che stiamo testando che non ospita al suo interno nessun virus del raffreddore.

    Se invece, il tensore comincia ad oscillare in un piano orizzontale compreso tra la macchina ECC e il soggetto che stiamo analizzando la matrice quantica del virus del raffreddore ho trovato una corrispondenza nell’organismo che stiamo analizzando: quindi l’organismo ospita virus del raffreddore.

    È importante sottolineare che la sensibilità della macchina ECC è tale che può rilevare anche pochi virus, al contrario dei comuni esami di laboratorio che sono in grado di rilevare solo concentrazioni importanti del virus.

    Questo significa che il soggetto analizzato può presentare sintomi evidenti del raffreddore quando la presenza del virus relativo è importante, oppure non presentare alcun sintomo evidente se nell’organismo la presenza del virus è limitata o allo stadio iniziale.

    Confrontare la matrice con elementi eventualmente presenti nell’organismo è il sistema più semplice ed efficace per ottenere dati certi.

    Prendendo ad esempio la bilancia i modelli che forniscono indicazioni sul peso sono estremamente complessi e difficili da realizzare mentre la bilancia più semplice è quella a due piatti che confronta quanto intendiamo pesare con uno o più pesi noti in valore.

    La bilancia a due piatti può indicare solo la parità fra i pesi noti e la massa sconosciuta con i piatti che si stabilizzano al medesimo livello oppure può indicare una differenza di peso attraverso i piatti sbilanciati fra loro ma senza dare indicazioni sul peso della massa se non nel caso di confronto equilibrato con i pesi noti.

    Il confronto è un metodo semplice ed affidabile che fornisce un responso semplice ma di grande valore e d efficacia: il virus del quale stiamo confrontando la matrice è presente o assente nell’organismo che analizziamo.

    L’analisi per confronto è semplice e fornisce un responso inequivocabile: SI o NO.

    Ma il flusso di comunicazione quantistico è bidirezionale e quando le analisi vengono prolungate dall’operatore, destano l’interesse del genoma che provvede a verificare la situazione con sistemi propri e del tutto indipendenti.

    Quando il genoma che gestisce l’organismo verifica che il problema al centro delle indagini ECC esiste e lo classifica come eliminabile il flusso di dati viene alterato per confermare l’intervento del genoma stesso che tenterà di provvedere a risolverlo.

    L’intervento del genoma è completamente indipendente e non è detto che possa avvenire o sia risolutore: a volte l’organismo non dispone di quanto necessario oppure non riesce ad attivare le difese corporee debilitato da età o condizione fisica carente.

    In questi casi ha bisogno di essere aiutato con terapie farmacologiche o chirurgiche che il medico può stabilire.

    Quando il genoma è d’accordo sulla valutazione del problema il flusso di comunicazione cambia e i movimenti del puntale lo indicano divenendo rotatori alternati.

    Anche l’ago delle bussole si trova immerso in un flusso di informazioni generato dal campo magnetico terrestre che lo influenza con piccole correzioni o oscillazioni ma quando si raggiungono i poli l’ago inizia a ruotare definendo una nuova condizione del campo.

    In conclusione il miglior medico in assoluto è il nostro genoma che quando i sistemi ECC con le loro analisi ne richiamano l’attenzione cerca di risolvere il problema se lo riconosce tale.

    Ma questo avviene in tempi e modalità che solo il genoma stabilisce e avviene se l’organismo dispone del tempo e delle risorse indispensabili.

    I medici possono intervenire con terapie farmacologiche o chirurgiche per facilitare l’intervento del genoma che potrebbe non essere in grado di superare il problema.

    Quindi anche se i sistemi ECC non curano sono però decisivi nel fornire indicazioni al genoma e ai medici per risolvere i problemi e rimuovere le cause effettive.

    Protocollo di analisi

    L’operatore è l’osservatore quantistico quindi è parte dell’evento e per minimizzare la sua influenza nelle misure deve utilizzare un protocollo preparatorio specifico che sarà descritto in dettaglio.

    L’influenza dell’operatore si concentra sulla velocità delle analisi e non sul loro risultato che non cambia, ma l’operatore deve fare molta attenzione perché un esito poco reattivo che tarda a manifestarsi potrebbe essere scambiato per un risultato negativo quando invece non lo è.

    Dopo aver eseguito la preparazione l’operatore attiva il sistema ECC, in questo esempio su un tablet, selezionando nel sottogruppo specifico il virus del raffreddore che viene opportunamente confermato dal sottofondo giallo.

    Quindi si dispone il tensore tra il sistema ECC e l’organismo da analizzare, in questo esempio un corpo umano.

    Se il tensore rimane fermo senza oscillare significa che la matrice realizzata in laboratorio e selezionata non ha trovato corrispondenza quindi l’organismo che stiamo analizzando NON ospita alcun virus del raffreddore.

    Se invece viene rilevata una corrispondenza il tensore comincia ad oscillare sul piano orizzontale compreso tra il sistema ECC e il soggetto in analisi.

    In questo caso il tensore può oscillare poco effettuando piccoli movimenti quando il numero di virus trovato è modesto, oppure può oscillare con movimenti anche molto ampi nel caso il numero di virus trovato sia importante.

    L’ampiezza di oscillazione della parte mobile del tensore può essere messa in relazione diretta con il numero dei virus identici alla matrice in prova rilevati.

    P iccole oscillazioni significano pochi virus rilevati quindi il soggetto non presenta sintomi caratteristici della patologia.

    O scillazioni ampie rilevano un numero importante di virus e il soggetto presenta già o presenterà entro breve tempo i sintomi caratteristici del raffreddore in atto.

    Cosa succede se l’analisi viene prolungata

    Il tensore, con il suo comportamento indica all’operatore cosa succede:

    1. se la punta estrema del tensore rimane ferma il responso è negativo
    2. se la punta oscilla, generalmente in un piano orizzontale compreso fra il sistema ECC e il soggetto analizzato, il responso è positivo quindi in questo esermpio nell’organismo sono presenti alcuni virus del tipo selezionato
    3. una oscillazione più ampia fornisce una indicazione di importanza maggiore e quindi indica che i virus rilevati sono molti

    A questo punto l’analisi è completa e ha già fornito il dato richiesto che, come abbiamo visto, può essere: nessun virus (caso a), presenza di virus (caso b), presenza di molti virus (caso c).

    Terminata l’analisi l’operatore può iniziarte a dialogare con il genoma organico semplicemente continuando la sua analisi.

    Quando un’analisi viene prolungata questo richiama l’attenzione del genoma dell’ìorganismo che risponde a questa sollecitazione eseguendo immediatamente una verifica della situazione.

    La risposta del genoma viene trasmessa dal flusso quantico e l’operatore può percepirla attraverso specifici movimenti del tensore.

    1. La situazione più comune dopo un’analisi prolungata è rappresentata da una rotazione, che generalmente si alterna tra senso orario e antiorario: questo indica che l’organismo ha valutato l’analisi effettuata, concorda sui risultati e cercherà anche (con i suoi specifici modi e tempi) di risolvere il problema.

    Infatti quando l’operatore insiste continuando ad analizzare il soggetto, l’organismo reagisce andando a verificare cosa sta succedendo ed in particolare l’oggetto dell’analisi che sta eseguendo l’operatore.

    Se l’organismo verifica una rispondenza, cioè nel nostro esempio rileva l’effettiva presenza degli agenti patogeni indicati cioè i virus del raffreddore e li identifica come estranei oppure ostili rispetto al proprio organismo, il genoma risponde modificando le oscillazioni del tensore la cui parte mobile inizia a ruotare prima in un senso e poi in quello opposto cioè il tensore cessa di oscillare entro il piano orizzontale e inizia a ruotare alternativamente in senso orario e antiorario.

    Anche in questo caso l’ampiezza delle rotazioni può essere messa in relazione alla validazione da parte dell’organismo delle informazioni ricevute: maggiore è l’angolo di deflessione delle rotazioni, maggiore il consenso del genoma dell’organismo per le informazioni ricevute.

    Dobbiamo ricordare che i sistemi ECC possono solo eseguire analisi ma NON curano quindi se iniziano le rotazioni del tensore significa che l’organismo, incuriosito dall’insistenza delle analisi effettuate dall’operatore, ha verificato l’effettiva presenza dei virus del raffreddore.

    In questo caso se l’organismo ritiene che questi agenti patogeni possano rappresentare un pericolo può, a proprio insindacabile giudizio, attivare le proprie difese ed in particolare il sistema immunitario che marchia i patogeni e invia i globuli bianchi a distruggerli.

    Queste fasi sono totalmente fuori del controllo dei sistemi ECC e dell’operatore che può solo prendere nota di quanto avviene senza alcuna possibilità di intervenire.

    Dopo che le analisi ECC hanno identificato i virus e l’organismo ne abbia confermato la presenza è possibile che il corpo stabilisca che questi patogeni debbano essere distrutti e si occupi di farlo oppure decide di non intervenire.

    La risposta del genoma è completamente fuori del controllo dell’operatore e del Sistema ECC e, al momento, i nostri ricercatori non sono in grado di comprendere i meccanismi e le scelte del genoma.

    Naturalmente vengono fatte alcune impotesi:

    (I°) i virus sono pochi e il genoma non li considera una minaccia tale da doversene occupare

    (II°) la minaccia potenzialmente rasppresentata dai virus non ha la priorità necessaria a catturare l’attenzione del genoma che si sta occupando di altre questioni che vengono valutate come prioritarie

    (III°) i virus costituiscono una minaccia reale ed immediata e viene allarmato il sistema immunitario per la loro distruzione

    (IV°) i virus sono minacciosi ma il genoma non dispone delle risorse per contrastarli, inizia a farlo ma non è in grado di completare la distruzione dei patogeni oppure riesce a farlo in tempi lunghi oppure è necessario un aiuto farmacologico

    Naturalmente molto dipende dalla complessità della minaccia, dalla possibilità per il genoma di concentrarsi sullo specifico problema, dalla situazione dell’organismo in termini di reattività, ecc.

    Anche in questa fase sistemi e operatore non possono intervenire e tutto rimane nella discrezionalità dell’organismo.

    In linea di massima organismi giovani e reattivi sono in grado di distruggere facilmente agenti patogeni in numero non eccessivamente importante mentre gli altri richiedono di essere assistiti da terapie farmacologiche mirate.

    La verifica della terapia

    Una pratica molto comune è l’antibiogramma.

    Un antibiogramma è un test di laboratorio utilizzato per determinare a quali antibiotici un batterio è sensibile, intermedio o resistente.

    Questo test aiuta il medico a scegliere l’antibiotico più efficace per trattare una specifica infezione batterica.

    L’antibiogramma è molto importante perché riduce l’uso inutile di antibiotici e contrasta l’antibiotico-resistenza anche se è un esame complesso che dura ore o giorni.

    Si preleva un campione biologico dalle urine, dal sangue, attraverso un tampone, ecc. per consentire di isolare Il batterio in coltura specifica sulla quale si testano diversi antibiotici misurando quindi l’effetto risultante attraverso le dimensioni delle zone di inibizione della crescita misurate.

    La risposta viene classificata come:

    • S = Sensibile
    • I = Intermedio
    • R = Resistente

      L’antibiogramma si utilizza nella infezioni urinarie, respiratorie, cutanee, in caso di ferite, sepsi, ecc. per determinare le famiglie di antibiotici alle quali lo specifico batterio è sensibile.

      Anche se l’operatore rimane sostanzialmente uno spettatore non potendo in alcun modo influenzare il genoma e le sue scelte, è però in grado di verificare cosa sta succedendo sempre attraverso i Sistemi ECC.

      Nel caso che il medico abbai stabilito un intervento terapeutico, ad esempio farmacologico, i Sistemi ECC possono essere utilizzati per verificare immediatamente l’efficacia della terapia scelta sempre analizzando il flusso quantico che si istaura tra il farmaco, selezionato dal medico, e il paziente.

      Se il tensore oscilla il prodotto farmaceutico risulterà essere utile nella situazione specifica mentre se il tensore rimane immobile la terapia non avrà alcun effetto positivo ma solo possibili effetti collaterali indesiderati.

      In generale ogni terapia possiede un prezzo quindi evitare di pagare questo prezzo è sempre molto importante.

      Il flusso quantico indica anche quando la terapia ha completato il suo ciclo e può essere interrotta: questo è particolarmente importante nelle terapie con antibiotici.

      In un caso di infezione da virus gli antibiotici vengono, a volte, prescritti solo per assicurare unba compertura efficace nel caso, l’organismo del paziente indebolito, possa sviluppare una infezione batterica collaterale.

      Evidentemente si tratta di una sorta di paracadute che viene utilizzato nel caso possa servire ma ogni terapia ha comunque un prezzo e i Sistemi ECC possono verificare facilmente se esiste anche una infezione batterica suggerendo solo inquesto caso di intervenire con gli antibiotici.

      Quando i patogeni si concentrano

      I Sistemi ECC non sono minimamente invasivi e questo consente di effettuare una ampia e particolarmente accurata sperimentazione su molti aspetti che normalmente vengono considerati secondari e disattesi.

      Durante la sperimentazione sui patogeni i ricercatori hanno potuto verificare che gli agenti patogeni tendono a concentrarsi in colonie nel corpo ospite.

      Questi nuclei di agenti patogeni possono essere identificati dall’operatore che può rilevare la loro posizione attraverso i movimenti del tensore che avvicinandosi diventano più ampi.

      Questa possibilità è estremamente importante perché una concentrazione di agenti patogeni in un punto specifico generalmente produce anche effetti dolorosi locali che frequentemente vengono attribuiti a cause diverse ma che in realtà costituiscono effetti collaterali di infiammazioni localizzate generate da colonie di patogeni che si nidificano nel punto specifico.

      L’organismo umano, e naturalmente anche animale, deve gestire miliardi di cellule e milioni di funzioni diverse e, a volte, non riesce a gestire correttamente la presenza di patogeni che prosperano indisturbati,

      In questi casi l’analisi ECC conduce alla identificazione di questi nuclei di patogeni sia come tipo che come posizione.

      L’analisi ECC induce anche una analisi approfondita da parte dell’organismo che, se li riconosce come ostili o semplicemente estranei li contrasta ed elimina quando possibile.

      Generalmente i macrofagi eliminano i patogeni ma l’organismo può utilizzare anche altri sistemi come l’isolamento e l’interruzione delle possibilità di nutrimento.

      Quando l’organismo rileva la presenza di cellule malformate o danneggiate o deviate, comprese quelle tumorali, le isola lasciandole letteralmente morire di fame per poi, infine, eliminarle espellendole dal corpo con le feci o l’urina dopo averle raccolte attraverso il sistema linfatico.

      Le concentrazioni di agenti patogeni possono causare fitte e dolori localizzati che spesso vengono erroneamente scambiati per dolori di origine muscolare mentre, in realtà, sono danni collaterali della concentrazione localizzata di agenti patogeni.

      Le patologie

      Oltre alle matrici caratteristiche degli agernti patogeni, sono state realizzate nei nostri laboratori anche matrici per le patologie.

      Una patologia è essenzialmente un malfunzionamento cellulare o organico e il corpo che si è negli anni autocostruito tende, una volta edotto sull’esistenza del problema ad intervenire per riparare il malfunzionamento.

      Anche in questo caso i sistemi ECC e gli operatori non sono in grado di intervenire e tutto rimane nella disponibilità e a discrezione del corpo.

      Nelle catene del DNA è presente l’intero progetto del sistema organico, il modo per svilupparlo e naturalmente anche quello per ripararlo.

      Tuttavia ogni organismo è talmente complesso da richiedere per il proprio funzionamento tutta l’attenzione del sistema di coordinamento che i nostri scienziati chiamano genoma.

      Il genoma, letteralmente oberato di compiti, a volte può non accorgersi dell’insorgenza di un problema, della presenza di un patogeno nocivo, di una patologia che lede il corretto funzionamento del corpo oppure del degrado o del danneggiamento di un organo che non è più in grado di assolvere alle sue funzioni originarie.

      Tutti questi problemi possono, a volte, rimanere sconosciuti e quindi il genoma non avvertendoli semplicemente non se ne occupa.

      In questi casi i sistemi ECC svolgono una funzione di caccia ai problemi e possono allertare il genoma che attraverso il sistema immunitario oppure altri meccanismi biologici interviene.

      Questi interventi sono oltre qualsiasi controllo dei sistemi ECC mentre il genoma decide se e come intervenire senza alcuna possibilità di essere anche solo indirizzato.

      Il genoma ha, negli anni costruito il corpo e quindi conosce perfettamente il sistema per risolvere il problema una volta riconosciuto come tale ma a volte non dispone o non dispone più dei mezzi per farlo anche quando vorrebbe risolverlo.

      In questi casi i medici possono fornire terapie farmacologiche o, in alcuni casi, addirittura chirurgiche, di sostegno per aiutare il genoma a risolvere la situazione.

      In conclusione per intervenire efficacemente ed eliminare guasti, malfunzionamenti e patologie l’organismo deve riconoscere correttamente il problema, stabilire i sistemi efficaci di intervento e disporre delle risorse necessarie per riparare i danni.

      Quando questi step fondamentali sono carenti anche solo parzialmente il corpo non può ripararsi o rigenerarsi e il problema rimane o si aggrava.

      In questi casi è assolutamente indispensabile un intervento di supporto stabilito dai medici che può essere chirurgico oppure farmacologico.

      Molto importante è la variabile biologica: un organismo giovane reagisce molto più rapidamente rispetto ad uno in età avanzata e anche le condizioni generali e lo stato d’animo influiscono molto sulle capacità di guarigione autonoma o assistita.

      Il genoma viene molto influenzato dall’atteggiamento generale: quante volte abbiamo sentito di persone che aggrappandosi alla vita con la forza di volontà hanno superato situazioni critiche definite senza speranza e quante volte abbiamo sentito persone che hanno smesso di lottare e lasciandosi andare hanno peggiorato rapidamente.

      Recentemente i ricercatori italiani hanno identificato nel cuore decine di migliaia di cellule neuronali e potremmo ipotizzare che anche altri organi di importanza critica potrebbero contenere neuroni ed essere quindi influenzati da una volontà forte e da desideri importanti.

      Alcune patologie possono essere riparate dell’organismo, come ad esempio l’aumento di volume anomalo di alcuni organi o parte di essi.

      Ad esempio abbiamo potuto verificare casi di prostatite causata da aumento della porzione dell’organo che sono stati riportati a dimensioni normali direttamente dall’organismo senza la necessità degli usuali interventi chirurgici.

    1. 9 La calibrazione del tensore

      La calibrazione del tensore

      Un elemento sempre presente è la spirale metallica o molla che può essere modificata ed estesa o compressa per calibrare la sensibilità dell’antenna in relazione allo specifico operatore.

      I laboratori Unisanpaolo producono molti sensori diversi per consentire ad ogni operatore di scegliere quello più adatto alle proprie caratteristiche e alla propria sensibilità.

      All’inizio dell’addestramento l’operatore sceglie un sensore qualsiasi, mentre successivamente di pari passo con l’aumentare delle proprie capacità, ne selezionerà un tipo più rispondente alle sue capacità personali.

      L

      o schema base del tensore comprende un manico (1) collegato con asta metallica (3) ad una massa oscillante (4) con l’interposizione di una spirale (2) che consente di calibrare la sensibilità del puntale oscillante.

      M

      odificando la lunghezza della spirale è possibile, infatti, aumentare o diminuire la sensibilità del tensore: spirale più estesa significa maggiore sensibilità mentre spirale più compressa determina una sensibilità inferiore.

      Da notare che piccoli movimenti per allentare o comprimere la spirale sono in grado di determinare immediatamente effetti notevoli sulle caratteristiche del tensore e quindi il protocollo più efficace è realizzare modifiche minime e testarne il risultato prima di procedere ad ulteriori aggiustamenti.

      Aumentare le dimensioni della spirale significa rendere più sensibile il tensore, mentre comprimere la spirale rende il tensore meno reattivo.

      V

      antaggiosamente è efficace anche agire solo sulla sezione più avanzata della spirale, ad esempio diminuendo la compressione delle ultime spire lasciando invariata quella delle altre.

      In questo modo la regolazione è più semplice ed accurata.

      Dobbiamo sempre tenere conto che questo tensore risponde a sollecitazioni quantistiche indotte dal soggetto delle analisi attraverso l’operatore stesso che, come osservatore costituisce una parte fondamentale del sistema di misura.

      Questo significa che la calibrazione può variare da una sessione di misura ad un altra anche per il medesimo operatore che può generare influenze diverse in momenti differenti.

      Il sistema di calibrazione è estremamente semplice proprio per adattarsi rapidamente a momenti differenti e stati diversi anche dello stesso operatore.

      Un altro tipo di tensore possiede il manico cavo costituito da un tubetto in alluminio o in materiale plastico che contiene e protegge la parte più sensibile del tensore durante il trasporto consentendo anche di tenerlo in tasca senza deformarne la configurazione.

      Quando si rende necessario utilizzare il tensore si deve estrarre delicatamente dal manico cavo il tensore animato agendo sulla spirale che lo mantiene fermo all’interno del manico.

      Dopo aver estratto completamente la parte animata del tensore questa va capovolta e reinserita con delicatezza parzialmente nel manico cavo agendo sulla spirale per bloccarla nella posizione di utilizzo: in questo tensore la spirale viene utilizzata anche per bloccare la parte mobile nel manico sia durante il trasporto che per le analisi.

      Q

      uesto tipo di tensore è più delicato rispetto a quello dotato di manico fisso e va maneggiato con maggiore attenzione e delicatezza.

      Non varia in alcun modo la sensibilità e l’efficacia del tensore rispetto al tipo a manico fisso e la spirale può essere regolata come nell’altro tipo.

      Tutti i tensori, indipendentemente dalla loro configurazione caratteristica sono strumenti quantici e non elettrici che rimangono in connessione con l’operatore che li utilizza attraverso il manico indipendentemente dal materiale che lo compone.

      Per le leggi dell’elettrotecnica il manico di legno o in materiale plastico dovrebbe isolare l’operatore dal tensore oscillante mentre il manico metallico lo dovrebbe mantenere in contatto attivo.

      Ma per la fisica quantistica le leggi dell’elettrotecnica non possiedono significato, e il manico non è mai isolante ma mantiene il contatto tra l’operatore e il tensore metallico anche quando è costituito da un materiale che per le leggi dell’elettricità classica è dielettrico cioè isolante.

      L’operatore per mantenere un efficace contatto con il tensore deve solo impugnare il manico, qualunque esso sia, con mano ferma ma senza stringere eccessivamente.

      Una pressione eccessiva sul manico potrebbe rendere la mano meno ferma influendo negativamente sulla misura.

      Il tensore va impugnato con la mano dominante quindi utilizzando la destra oppure la sinistra per gli operatori mancini.

      Vantaggiosamente possiamo tenere la mano che impugna il tensore appoggiata, anche solo parzialmente, ad una superficie stabile come un tavolo o una scrivania, purché la posizione sia comoda la mano appoggiata diminuisce la fatica e mantiene più stabile la presa.

      Dobbiamo sempre ricordare che le indicazioni e le leggi della fisica classica non hanno valore nella fisica quantistica e non possiamo applicarle o riferirci ad esse: un buon collegamento tra operatore e tensore e una presa rilassata ma ferma sono basilari per ottenere misure oggettive.

      Come illustreremo in seguito la comunicazione quantica durante le analisi avviene nei due sensi e il puntale del tensore può oscillare nel piano orizzontale oppure ruotare in senso orario o antiorario.

      A volte è significativa anche l’ampiezza di oscillazione del tensore, mai in valore assoluto ma sempre relativamente alla specifica sessione di analisi.

      Questo significa che una deflessione di 45° durante un’analisi può essere confrontata solo con deflessioni ottenute durante la stessa sessione ma non ha senso un confronto con una deflessione ad esempio di 30° ottenuta in una sessione diversa o in un giorno diverso anche per la medesima analisi effettuata sullo stesso soggetto dal medesimo operatore.

      Le analisi quantiche hanno significato solo al momento della misura e unicamente per un solo parametro alla volta.

      Una delle leggi fondamentali della fisica quantistica stabilisce che in un determinato istante è possibile misurare la velocità oppure la direzione del moto di una particella ma è impossibile determinare contemporaneamente più di un parametro.

      Quindi se può essere utile stampare una semplice dima di rifermento sulla quale verificare grossolanamente la deflessione del tensore non ha alcun significato realizzarne una troppo complessa ne associata a valori numerici scarsamente significativi al di fuori di una specifica sessione di analisi.

      L

      a semplice dima di riferimento grossolano della deflessione che può essere stampata e disposta su una superficie appena sotto il tensore può costituire un riferimento utile ma normalmente è ampiamente sufficiente valutare grossolanamente l’entità della deflessione senza l’uso di alcuna dima stampata.

      Nelle analisi ECC, come vedremo, i valori numerici possono essere rilevati ma possiedono un significato limitato.

      Il sistema ECC comunica, a livello quantistico, direttamente con l’organismo e questo significa che l’organismo stesso, al quale i nostri ricercatori si riferiscono convenzionalmente come genoma, conosce il proprio corpo e tutti i parametri personalizzati.

      Facciamo l’esempio del battito cardiaco: se misuriamo il valore numerico in pulsazioni al minuto della frequenza cardiaca questo valore va valutato con attenzione da un cardiologo in relazione alla variabile biologica del soggetto, alle sue condizioni psico-fisiche del momento, all’eventuale stress dello specifico momento, all’attività fisica che si sta svolgendo o si è svolta, ecc.

      Dopo aver valutato tutte queste variabili un bravo cardiologo può valutare la frequenza cardiaca misurata valutando se il ritmo rientra o no nei parametri normali.

      Con i sistemi ECC, invece, si può chiedere direttamente al genoma cioè all’organismo se la frequenza cardiaca in quel momento è adeguata oppure bassa oppure eccessiva: in questo caso il genoma, che conosce l’organismo e tutti i parametri influenti molto meglio di qualsiasi cardiologo, fornirà al medico una valutazione immediata (ritmo normale oppure alterato accelerato o rallentato) molto più efficace di quella numerica che invece deve essere sottoposta ad una interpretazione affatto semplice.

      Una caratteristica di tutti i sensori è la deformabilità dell’antenna la cui forma va spesso ripristinata per ottenere i migliori risultati dal punto di vista della reattività.

      ti.

    2. 8 La correlazione quantica

      Q uando esiste una corrispondenza quantistica fra la matrice e la cella bersaglio, in questo esempio entrambe grigie, il puntale del tensore lo evidenzia oscillando (caso superiore) mentre quando matrice e celle ECC sono diverse, in questo esempio di colore diverso verde e rosso, il puntale rimane immobile senza reagire perché non si attiva un flusso fra elementi diversi o appartenenti a campi coerenti differenti (caso inferiore).

      In questo modo è possibile con molta semplicità interpretare un flusso straordinariamente complesso come la correlazione quantica.

      È più che evidente che rispetto alle informazioni ottenibili il semplice confronto è sostanzialmente ridicolo eppure possiamo utilizzarlo proficuamente per analisi di grande precisione ed efficacia.

      Il grande limite del confronto è che è necessario scegliere cosa confrontare ad esempio per le sole allergie e intolleranze alimentari le matrici create sono migliaia.

      Se giuridicamente tutti possono utilizzare i sistemi ECC gli operatori con competenze specifiche come medici, sanitari, biologi, microbiologi, ecc. sono molto facilitati inizialmente nella scelta delle matrici ECC da confrontare.

      Questo handicap viene parzialmente ridotto usando le strutture ad albero create per gestire le matrici contenute nel tablet o nel computer ma sostanzialmente rimane il problema di confrontare sempre troppi dati rimane.

      Per questo motivo preferiamo che gli Operatori possiedano una preparazione clinica o veterinaria in modo di poter cogliere i piccoli segnali ed individuare più rapidamente l’origine dei problemi.

      Anche se, sotto il profilo legale, non è necessaria alcuna preparazione sanitaria, un medico o un sanitario o un clinico sono sempre avvantaggiati rispetto agli altri Operatori non specializzati.

      La calibrazione del tensore

      Un elemento sempre presente in ogni tensore è la spirale metallica o molla che può essere modificata ed estesa o compressa per calibrare la sensibilità dell’antenna in relazione allo specifico operatore.

      I laboratori Unisanpaolo producono molti sensori diversi per consentire ad ogni operatore di scegliere quello più adatto alle proprie caratteristiche e alla propria sensibilità.

      All’inizio dell’addestramento l’operatore sceglie un sensore qualsiasi, mentre successivamente di pari passo con l’aumentare delle proprie capacità, potrà selezionare il tipo più rispondente alle sue capacità personali che imparerà a comprendere.

      Lo schema base del tensore comprende un manico (1) collegato con asta metallica (3) ad una massa oscillante (4) con l’interposizione di una spirale (2) che consente di calibrare la sensibilità del puntale oscillante.

      Modificando la lunghezza della spirale è possibile, infatti, aumentare o diminuire la sensibilità del tensore: la spirale più estesa significa maggiore sensibilità mentre quando la spirale risulta più compressa determina una sensibilità inferiore.

      Da notare che piccoli movimenti per allentare o comprimere la spirale sono in grado di determinare immediatamente effetti notevoli sulle caratteristiche del tensore e quindi il protocollo più efficace consite nell’attuare modifiche minime e testarne il risultato prima di procedere ad ulteriori aggiustamenti.

      Aumentare le dimensioni della spirale significa rendere più sensibile il tensore, mentre comprimere la spirale rende il tensore meno reattivo.

      Vantaggiosamente è efficace anche agire solo sulla sezione più avanzata della spirale, ad esempio diminuendo la compressione delle ultime spire lasciando invariata quella delle altre.

      Agendo con molta calma e precisione in questo modo la regolazione diviene semplice ed accurata.

      Dobbiamo sempre tenere conto che questo tensore risponde a sollecitazioni quantistiche indotte dal soggetto delle analisi attraverso l’operatore stesso che, come osservatore costituisce una parte fondamentale del sistema di misura.

      Questo significa che la calibrazione può variare da una sessione di misura ad un altra anche per il medesimo operatore che può generare influenze diverse in momenti differenti.

      Il sistema di calibrazione è estremamente semplice proprio per adattarsi rapidamente a momenti differenti e stati diversi anche dello stesso operatore.

      Un altro tipo di tensore possiede il manico cavo costituito da un tubetto in alluminio o in materiale plastico (rappresentato in grigio nell’illustrazione) che contiene e protegge la parte più sensibile del tensore durante il trasporto consentendo anche di tenerlo in tasca senza deformarne la configurazione.

      Quando si rende necessario utilizzare il tensore si deve estrarre molto delicatamente dal manico cavo il tensore animato agendo solo sulla spirale che lo mantiene fermo all’interno del manico in posizxione di riposo.

      Dopo aver estratto completamente la parte animata del tensore questa va capovolta e reinserita con delicatezza anche solo parzialmente nel manico cavo agendo sulla spirale per bloccarla nella posizione di utilizzo: in questo tensore la spirale viene utilizzata anche per bloccare la parte mobile nel manico sia durante il trasporto che mentre vengono eseguite le analisi.

      Questo tipo di tensore è più delicato rispetto a quello dotato di manico fisso e va maneggiato con maggiore attenzione e delicatezza ma è più piccolo e più semplice da trasportare e durante gli spostamenti il manico metallico cavo protegge il sensore mobile cioè la sezione più delicata e reattiva.

      Naturalmente non varia in alcun modo la sensibilità e l’efficacia del tensore rispetto al tipo a manico fisso e la spirale può essere regolata nel medesimo modo come nell’altro tipo.

      Tutti i tensori, indipendentemente dalla loro configurazione caratteristica sono strumenti quantici e non elettrici che rimangono in connessione con l’operatore che li utilizza attraverso il manico indipendentemente dal materiale che lo compone.

      Per le leggi dell’elettrotecnica il manico di legno o in materiale plastico dovrebbe isolare l’operatore dal tensore oscillante mentre il manico metallico lo dovrebbe mantenere in contatto attivo.

      Ma per la fisica quantistica le leggi dell’elettrotecnica non hanno valore e il manico non è mai isolante ma mantiene il contatto tra l’operatore e il tensore metallico anche quando è costituito da un materiale che per le leggi dell’elettricità classica è dielettrico cioè isolante.

      L’operatore per mantenere un efficace contatto con il tensore deve solo impugnare il manico, qualunque esso sia, con mano ferma ma senza stringere eccessivamente troppo la presa perchè uno sforzo eccessivo e prolungato potrebbe far tremare i muscoli della mano.

      Quindi una pressione eccessiva sul manico potrebbe rendere la mano meno ferma influendo negativamente sulla misura.

      Il tensore va sempre impugnato con la mano dominante quindi utilizzando la destra oppure la sinistra per gli operatori mancini.

      Vantaggiosamente possiamo tenere la mano che impugna il tensore appoggiata, anche solo parzialmente, ad una superficie stabile come un tavolo o una scrivania, purché la posizione sia comoda.

      In questo caso la mano appoggiata diminuisce la fatica e mantiene più stabile la presa migliorando le analisi contenendo la fatica e lo stress dell’Operatore.

      Dobbiamo sempre ricordare che le indicazioni e le leggi della fisica classica non hanno valore nella fisica quantistica e non possiamo applicarle o riferirci ad esse: un buon collegamento tra operatore e tensore e una presa rilassata ma ferma sono basilari per ottenere misure oggettive di valore assoluto e rapide

      Come illustreremo in seguito la comunicazione quantica durante le analisi avviene nei due sensi e il puntale del tensore può oscillare nel piano orizzontale oppure ruotare in senso orario o antiorario.

      A volte è significativa anche l’ampiezza di oscillazione del tensore, mai in valore assoluto ma sempre relativamente alla specifica sessione di analisi.

      Questo significa che una deflessione ottenuta durante un’analisi può essere confrontata solo con deflessioni ottenute durante la stessa sessione ma non ha senso un confronto con una deflessione ottenuta in una sessione diversa o in un giorno diverso anche per la medesima analisi effettuata sullo stesso soggetto dal medesimo operatore.

      Le analisi quantiche hanno significato solo al momento della misura e unicamente per un solo parametro alla volta.

      Una delle leggi fondamentali della fisica quantistica è il principio di indeterminatezza che stabilisce come in un determinato istante è possibile misurare la velocità oppure la direzione del moto di una particella ma è impossibile determinare contemporaneamente più di un parametro.

      Quindi se può essere utile stampare una semplice dima di rifermento sulla quale verificare grossolanamente la deflessione del tensore non ha alcun significato realizzarne una troppo complessa ne associata a valori numerici scarsamente significativi al di fuori di una specifica sessione di analisi.

      La semplice dima di riferimento grossolano della deflessione che può essere stampata e disposta su una superficie appena sotto il tensore può costituire un riferimento utile ma normalmente è ampiamente sufficiente valutare grossolanamente l’entità della deflessione senza l’uso di alcuna dima stampata.

      Nelle analisi ECC, come vedremo, i valori numerici possono essere rilevati ma possiedono un significato limitato.

      Il sistema ECC comunica, a livello quantistico, direttamente con l’organismo e questo significa che l’organismo stesso, al quale i nostri ricercatori si riferiscono convenzionalmente come genoma, conosce il proprio corpo e tutti i parametri personalizzati.

      Facciamo l’esempio del battito cardiaco: se misuriamo il valore numerico in pulsazioni al minuto della frequenza cardiaca questo valore va valutato con attenzione da un cardiologo in relazione alla variabile biologica del soggetto, alle sue condizioni psico-fisiche del momento, all’eventuale stress dello specifico momento, all’attività fisica che si sta svolgendo o si è svolta recentemente e a innumerevoli altri parametri.

      Dopo aver valutato tutte queste variabili un bravo cardiologo può valutare se la frequenza cardiaca misurata valutando il ritmo rientra o no nei parametri definibili come normali.

      Con i sistemi ECC, invece, si può chiedere direttamente al genoma cioè all’organismo se la frequenza cardiaca in quel momento è adeguata oppure bassa oppure eccessiva: in questo caso il genoma, che conosce l’organismo e tutti i parametri influenti molto meglio di qualsiasi cardiologo, fornirà al medico una valutazione immediata (ritmo normale oppure alterato accelerato o rallentato) molto più efficace di quella numerica che invece deve essere sottoposta ad una interpretazione che non è mai semplice.

      Questo è il motivo per il quale i valori numerici sono scarsamente indicativi rispetto alla valutazione di merito del genoma dell’organismo che può valutare quanto rilevato facendo riferimento a tutte le condizioni al contorno che possono essere decine e anche a volte sconosciute agli estranei compreso il medico.

      Il genoma dell’organismo invece possiede tutte le informazioni per stabilire se, come nell’esempio, la frequenza cardiaca rientra nella mormalità oppure è più alta o più bassa di quanto dovrebbe essere inddicando una precisa condizione di disagio.

      Questo tipo di valutazione non numerica è difficile da accettare per i medici che sono abituati ad ottenere valori numerici, ma dopo un adeguato periodo di training tutti comprendono il valore enorme di questa scelta.

      Nel caso si vogliono ottenere valori di riferimento numerici questi possono essere rilevati utilizzando il sensore in accoppiamento con lo specifico programma di analisi numerica ma il processo può divenire anche molto lungo e impiegare diversi minuti di tempo Operatore per un sola specifica analisi.

      Una cosa da tenere sempre presente è che le analisi si riferiscvono sempre al campo coerente organico e al momento presente ciò quello della misura.

      Tradizionalmente consegnamo al laboratorio di analisi un campione di fluido biologico, ad esempio sangue e le analisi ordinarie fanno sempre riferimento aslle condizioni al momento del prelievo del campione.

      Se per esempio misuriamo la glicemia del sangue attraverso un campione ematico prelevato a digiuno in un determinato giorno, se il laboratorio ripete l’analisi su quel campione in giorni diversi ottiene sempre il medesimo risultato.

      Ma per la fisica quantistica tutto questo è privo di senso se misuriamo con analisi quantistiche ECC alle 12 la glicemia di un campione di sangue prelevato la mattina alle 7 otteniamo il valore della glicemia presente nel sangue alle 12 e non alle 7 di mattina e se ripetiamo alle 14 l’analisi sempre syllo stesso campione di sangue otterremo il valore glicemico del soggetto dopo che lo stesso ha pranzato.

      Lo stesso accade misurando la glicemia in altri orari o in giorni differenti perché otterremo sempre e comunque i valori glicemici presenti al momento nell’organismo del soggetto che rimane quantisticamente in connessione con il suo campione di sangue che continua a far parte del medesimo campo coerente.

      Quello che determina il flusso quantico è lo schema degli elettroni che può essere rilevato anche da un capello, da un frammento di pelle, dall’urina o da qualsiasi altra porzione di campo coerente appartenente al soggetto.

      I ricercatori dell’Università hanno anche intuito che la configurazxione elettronica del campo coerente può essere rilevata anche da un flusso digitale di elettroni proveniente da una fotografia o uno spezzone di filmato purche sia digitale.

      Una foto digitale banalmente eseguita con la fotocamera di un telefono cellulare conserva tutte le caratteristiche del campo coerente del soggetto e può essere vantaggiosamente utilizzata per le analisi ECC.

      Al contrario una fotografia cartacea o su pellicola fotogarfica risulta assolutamente inutile in quanto non essendo costituita da un flusso di elettroni non fornisce alcuna informazione in quanto non è parte del campo coerente quantico.

      Anche questo è molto contro inutitivo e risulta difficile da accettare che un organismo, un paziente, un animale possano esere analizzati attraverso unacomunissima fotografia eseguita con un cellulare.

      Non solo la foto digitale, essendo parte del campo coerente, si adegua nel tempo alle mutate condizioni del paziente e questo è ancora, se possibile, più stupefacente e strano.

      Tuttavia è necessario comprendere che tutto nella fisica quantistica è strano, anomalo e contro intuitivo: noi dobbiamo semplicemente utilizzare le informazioni senza curarci di compredere la fisica quantistica.

      D’altro canto se un genio come Albert Einstein che ad un certo punto, prima della rivoluzione dei campi coerenti, ha considerato che la fisica quantistica fosse in opposizione con alcune sezioni della sua teoria sulla relatività ed ha tentato per circa 20 anni di respingerla per poi alla fine dichiararsi sconfitto ed accettarla anche senza comprenderla possiamo anche noi fare lo stesso e accettare le apparenti stranezze della fisica quantistica godendoci i suoi benefici anche senza comprenderla.

      Se il flusso elettronico di una fotografia digitale consente di analizzare il paziente ed ottenere dati esatti e verificabili allora per quale motivo dovremmo rinunciare a questa accattivante possibilità che permette di analizzare neonati, bambini, anziani, malati senza diturbarli oppure in campo veterinario eseguire analisi su belve feroci mantenendosi al sicuro o ancora, in caso di patologie contaggiose o epidemiche o trasmissibili di eseguire analisi approfondite e assolutamente sicure per l’Operatore.

      Riparare un tensore deformato

      Una caratteristica di tutti i sensori è la deformabilità dell’antenna la cui forma va spesso ripristinata per ottenere i migliori risultati dal punto di vista della reattività e della velocità delle analisi.

      Il gambo metallico del tensore è di metallo sottile, dolce e facilmente deformabile e quando per qualche motivo si deforma può essere facilmente raddrizzato utilizzando semplicemtente le proprie dita.

    3. 7 Un semplice esperimento

      Per verificare l’esistenza del flusso quantico è possibile utilizzare un sistema estremamente semplice: un esperimento che sembra, a chi non conosce la fisica quantistica, una piccola magia da salotto una sp’ecie di trucco e invece è soltanto scienza applicata!

      Si prende una penna e una matita che sono elementi simili ma ovviamente diversi, disponendoli sul tavolo a 10 cm di distanza fra loro.

      Se teniamo il tensore fra i due elementi questo rimane immobile perché i due oggetti sono diversi fra loro.

      Se invece facciamo lo stesso utilizzando due matite uguali il tensore comincerà ad oscillare rilevando l’esistenza del flusso quantico che si crea fra due elementi uguali quindi correlati tra loro.

      In conclusione tra due elementi diversi non si crea nessun flusso quantico e il tensore rimane immobile.

      Due elementi uguali creano invece una correlazione attraverso un flusso quantico che il tensore riesce ad evidenziare con le sue oscillazioni.

      Possiamo anche verificare che l’osservatore, in questo caso chi tiene il tensore, svolge un ruolo attivo: infatti se viene bendato e non può vedere matite e penne la sua risposta sarà casuale ed inaffidabile perché lui è l’osservatore quantistico ed è parte dell’evento solo se la sua capacità di osservare è attiva.

    4. 6 l tensore meccanico ad antenna

      I

      Il tipo di tensore più utilizzato è composto da un manico dotato di una piccola massa oscillante in grado di agire come una piccola antenna rilevando eventuali flussi di informazioni quantiche scambiate tra il sistema ECC e l’organismo sottoposto ad analisi.

      L’operatore lo utilizza impugnandone il manico e mantenendo l’antenna nella più probabile direzione del flusso quantico che è la distanza minore fra il sistema ECC e il soggetto che si sta analizzando cioè il bersaglio della misura.

      Il tensore non funziona da solo cioè indipendentemente dall’operatore che è, per la fisica dei quanti, l’osservatore e come tale, come scopriremo, parte integrante dell’evento di analisi.

      Il tensore deve adattarsi all’operatore quindi molto importante è la possibilità di calibrarne la sensibilità per adattarsi al singolo specifico operatore nel migliore dei modi.

      La calibrazione può essere eseguita anche per ogni sessione di misura quindi deve essere un operazione semplice effettuabile modificando l’estensione della spirale che collega il puntale sensibile del tensore al manico.

      Il manico può essere in legno, in acciaio, in ferro, in alluminio, in materiale plastico come il PVC oppure biologico come la pasta di mais.

      La forma è solitamente quella di un cilindro solido oppure di un tubo cavo in modo da poter alloggiare la parte metallica oscillante al suo interno per proteggere l’antenna e diminuire le dimensioni rendendo il sensore più pratico da trasportare e maggiormente tascabile.

      In questa configurazione la parte oscillante può essere alloggiata nel manico cavo quando non è in uso ed estratta, a volte anche capovolta, per essere reinserita o bloccata nell’estremità del manico per essere utilizzata.

      Utilizzando un sistema ECC, in questo caso con un tablet connesso al sistema in rete, e selezionando un programma quantistico ECC sul tablet immediatamente viene percepito l’eventuale flusso di dati tra la matrice archiviata nel sistema ECC e il bersaglio costituito dal soggetto della misura in questo esempio un essere umano.

      Questo flusso di dati è enorme e per ora i ricercatori dell’Università hanno potuto comprenderne solo una percentuale insignificante, probabilmente una percentuale di qualche punto su trilioni.

      Il sistema più semplice è quindi rappresentato dal confronto fra due entità che permette di stabilire se sono uguali o diverse in modo rapido ed estremamente semplice.

      Quando il puntale del tensore viene immerso nell’invisibile flusso di dati estremamente simile a fenomeni ondulatori come quelli elettromagnetici, il puntale può rimanere immobile oppure reagire cominciando ad oscillare nel piano del flusso in modo tutto sommato simile all’ago della bussola che reagisce alle linee di flusso di un campo magnetico.

      Il punto focale che richiama l’attenzione dell’operatore è quindi il puntale del tensore che, con i suoi movimenti, oscillazioni, rotazioni o anche la sua immobilità rende visibili assenza, presenza ed eventuali variazioni del flusso di informazioni quantiche.

      Il flusso di dati quantistico è talmente importante da poter trasportare molte volte al secondo anche l’intero patrimonio genetico e le caratteristiche psico fisiche di un organismo vivente completo, si tratta di un tale volume di dati che definire mostruoso è eufemistico e la cui trascrizione cartacea su fogli A4 posti uno accanto all’altro è stato stimato sarebbero sufficienti a raggiungere il sistema Alpha Centauri partendo dal nostro sistema solare.

      La nostra mente non è in grado di comprenderne la vastità di questi dati quindi, per ora, ne utilizziamo una parte infinitesimale: l’intuizione vincente dei ricercatori Unisanpaolo è stata quella di usare il confronto.

      C

      onfrontare due elementi è semplice e fornisce risultati facilmente comprensibili:

      Possibilità A: i due elementi sono uguali

      Possibilità B: i due elementi sono diversi

      Quando il puntale del tensore oscilla significa che si trova immerso in un flusso quantico fra due elementi uguali del medesimo campo coerente, mentre se rimane immobile non esiste flusso e quindi non c’è corrispondenza.

      Come funziona il sistema ECC

      Ricreando artificialmente in laboratorio, ad esempio, lo schema quantico del virus del raffreddore è possibile confrontarlo con il bersaglio e stabilire se questo virus è presente oppure no nell’organismo che stiamo analizzando attraverso la risposta del puntale del tensore.

      Gli scienziati Unisanpaolo hanno chiamato cella ECC la configurazione del virus e matrice ECC la sua replica creata in laboratorio usata per poter effettuare il confronto.

      Il sistema ECC è un archivio quantico di matrici ECC create in laboratorio (a sinistra) che vengono confrontate con quanto esiste nell’organismo analizzato (cella ECC a destra).

      Quando i due elementi sono uguali si stabilisce fra loro una comunicazione quantica (flusso) che viene evidenziata dal tensore che oscilla come l’ago della bussola immerso in un campo elettro-magnetico variabile.

      Il movimento del tensore che oscilla su un piano orizzontale conferma che il confronto è positivo cioè che i due elementi sono uguali oppure appartengono allo stesso campo coerente con molte caratteristiche comuni.

      Se il tensore rimane immobile non c’è invece corrispondenza.

      La bilancia a due piatti è il tipo più semplice: i piatti in equilibrio identificano elementi uguali con lo stesso peso.

      I sistemi ECC utilizzano il semplice confronto per determinare l’uguaglianza come la bilancia a due piatti.

    5. 5 ll tensore elettronico

      Per eseguire analisi l’operatore deve disporre oltre che dell’accesso online al sistema ECC anche di un tensore in grado di rivelare il flusso quantico per il confronto e la comunicazione.

      I sensori sono essenzialmente di due tipologie quelli elettronici apparentemente più semplici ma con possibilità limitate e molto lenti nella risposta e quelli esclusivamente meccanici.

      I tipi elettronici consistono in parallelepipedi di dimensioni ridotte alimentati con batterie ricaricabili che comunicano attraverso una tastiera e un display LCD con un sistema di sensori che li associa all’operatore.

      Un tipo di sensore elettronico è quello mostrato nella foto: con dimensioni contenute 13 x 9 x 4 cm è alimentato da una batteria ricaricabile da un comune alimentatore USB per smartphone.

      Dominato dalla tastiera di comando e dal display LCD nella parte superiore comprende sul lato sinistro l’interruttore di accensione / spegnimento e contatti semisferici per la connessione con la mano dell’operatore.

      L’immagine a fianco mostra in dettaglio la tastiera e il primo menù per selezionare la lingua dell’interfaccia fra italiano, inglese, francese, spagnolo, portoghese, tedesco, rumeno e ungherese.

      Dopo questa scelta viene avviato un ciclo di autotaratura di qualche minuto e finalmente il sensore è pronto a svolgere le sue funzioni.

      Alla conclusione l’autotaratura automatica restituisce un valore numerico di riferimento utile per i laboratori ma privo di significato per gli operatori che non debbono tenerne conto.

      Questi sensori possiedono due grandi svantaggi che li rendono poco pratici e ne limitano per ora l’utilizzo alla sperimentazione: il loro responso è lentissimo e richiede anche diversi minuti per essere determinato con esattezza e non sono in grado di rilevare il flusso di ritorno generato dal genoma.

      Ogni analisi effettuata con questo sensore elettronico richiede vari minuti, a volte anche 5/10 minuti e questo tempo lunghissimo ne limita molto l’efficacia operativa perché il

      sensore elettronico realizza una grande quantità di misure.

      Particolare del display durante la fase di calibrazione iniziale.

      La foto a destra mostra il display del sensore


      che informa l’operatore di aver compiuto 155 analisi delle quali 24 hanno fornito un risultato chiaramente positivo e 119 negativo.

      La differenza fra le analisi effettuate e quelle considerate valide (155 – 24 – 119 = 12) dice che 12 analisi sono state scartate dal sistema in quanto considerate non affidabili al 100%.

      Il risultato complessivo dell’analisi viene valutato scegliendo il risultato di maggior valore: in questo caso 119 sono un numero molto maggiore di 24 e il risultato è chiaramente negativo in quanto la differenza fra i due valori è di 95 (D95) risultati quindi molto superiore al valore minimo (95 >> 24).

      Quando l’operatore ritiene di aver ottenuto un chiaro responso la pressione del tasto A blocca l’analisi strumentale in corso, resetta il sensore e avvia un nuovo ciclo di analisi.

      Questo sistema di misura è assolutamente in linea con la filosofia quantistica in quanto comprende la partecipazione attiva dell’operatore, la cui mano rimane in contatto con i contatti metallici semisferici laterali del sensore durante i cicli di misura e si fonda su un sistema probabilistico così caro alle misure quantistiche.

      Tuttavia, anche se ogni analisi viene effettuata rapidamente, il numero di analisi per ottenere un responso chiaro (almeno 100 misurazioni) rende questo sensore poco pratico in quanto eccessivamente lento per fornire il risultato dell’analisi.

      Un ulteriore svantaggio, ancora più rilevante del sensore elettronico, è nella impossibilità di rilevare la deflessione del tensore che, come sappiamo, fornisce indicazioni molto importanti con le rotazioni del sensore che stabiliscono una comunicazione quantistica tra l’organismo soggetto all’analisi e il tensore.

      Per questi motivi per ora i sensori elettronici sono considerati ancora in fase di studio, sviluppo e sperimentazione quindi riservati esclusivamente all’utilizzo in laboratorio mentre quelli meccanici vengono correntemente utilizzati nelle analisi dagli operatori ECC.